BRAVO SERGIO CASTELLITTO

 

DI SABRINA MARGIOTTA

Un capolavoro assoluto del cinema italiano, ambientato durante la guerra in Bosnia.

‘Venuto al mondo’ , di Sergio Castellitto, con Penelope Cruz ed Emile Hirsch, è un viaggio bellissimo, quanto doloroso, nei sentimenti più intimi del genere umano: l’ amore per il partner, l’amicizia, l’ amore per la famiglia, il desiderio forte di una paternità per riscattare quella famiglia che la vita non ti ha dato. Una famiglia dove non si è costretti più ad assumere eroina, per dimenticare di aver visto tua madre picchiata da tuo padre. E poi ancora un estenuante desiderio di maternità che porta Gemma, la protagonista, a fare ogni cosa pur di avere il figlio tanto desiderato.

E mentre il desiderio e la ricerca spasmodica di rimanere incinta portano Gemma ad osare tutti i tentativi, a Sarajevo la guerra si prende le vite di chi coltivava speranze per un futuro migliore, di donne e bambine, di giovani e anziani. Impossibile è per i due protagonisti tornare a Roma ed ignorare la guerra. Una guerra che hanno visto da vicino. Per questo decidono di tornare a Sarajevo, aiutare gli amici di sempre, rischiando la propria vita, e rischiando di perdere tutto. E tutto si perde fra le macerie. Gemma ottiene una nuova vita, il figlio desiderato, per farlo però perde Diego, il suo amore più grande. “E’ stato più facile correre sotto le granate, che camminare sopra le macerie”. Così Goika esprime il dolore nel vedere la sua città distrutta, i suoi amici uccisi, raggiunti dai cecchini.

Amici morti: chi mentre cercava di mettere il padre invalido in salvo, chi mentre era intento a raggiungere quel che rimaneva della scuola per poter donare ancora il proprio insegnamento. Il dolore di una guerra che è talmente sciocca, al punto che è impossibile spiegarla. A raccontarla potrebbe essere solo Buster Keaton.

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Nella foto, Emile Hirsch e Penelope Cruz in una scena del film.

Castellitto riesce a fare un perfetto ritratto di ognuno dei personaggi, la macchina da presa indugia sui loro occhi, pieni di speranza prima, di delusione poi. Non c’è rabbia, però. Quella è riservata ai soldati, ai cecchini, che il regista non degna di un’ inquadratura e di un primo piano mai, neanche durante la scena dello stupro.

Perché lì dove la rabbia lascia il suo segno indelebile, una vita può nascere, e così sarà. Salvo poi scoprire che quel figlio non ha gli occhi di suo padre. E che è ignaro testimone ed erede della violenza che la guerra ha sparso. ‘Venuto al mondo’ regala dunque  allo spettatore un milione di emozioni diverse, diversissime. Al punto che ancora me le sento addosso mentre cerco di scrivere queste righe.

Pubblicato il 9 novembre 2012. Ore 18.46