SCACCO MATTO IN POCHE MOSSE ALLA DEMOCRAZIA

DI CINZIA NICCOLAI

 

L’art. 49 della Costituzione sancisce il diritto di tutti i cittadini di associarsi liberamente in partiti per concorrere, con metodo democratico, a determinare la politica nazionale.

Ma se il leader del maggiore partito è anche il capo del governo e se i candidati alle elezioni sono inseriti in una lista bloccata, ed eletti in tal modo al parlamento, dove va a finire il metodo democratico?

Servono poche mosse per dare scacco matto alla democrazia, basta agire su due piani sinergici:

a)   presidenza del consiglio: consente di minare l’equilibrio dei poteri dello Stato a vantaggio dell’esecutivo;

b)   segreteria del maggior partito: consente la determinazione della rappresentanza, attraverso le liste bloccate.

Due capisaldi della Costituzione garantiscono la democrazia:

  1. equilibrio dei poteri dello Stato;
  2. sovranità al popolo;

segando alla base questi due pilastri crolla l’edificio “democrazia”.

Renzi ha studiate accuratamente le sue mosse, prima si è impossessato, con metodo democratico, del partito quindi, con un gioco di palazzo, ha scalzato Letta e si è posto a capo del governo.

Ma allora perché Berlusconi, pur essendo stato il presidente del maggior partito e contemporaneamente il capo del governo, non è riuscito nell’impresa che Renzi sta per portare a termine?

La risposta è semplice, Berlusconi non aveva pensato a stringere un patto di ferro col capo del maggiore partito di opposizione per fare arrivare in porto le due misure essenziali al “Piano di rinascita democratica 2.0” e cioè:

–        legge elettorale;

–        riforma costituzionale.

Ma come mai i padri e le madri costituenti non avevano previsto l’incompatibilità tra le cariche di capo del governo e leader di partito? Semplicemente perché, col sistema proporzionale previsto dalla Costituzione, sarebbe stato improbabile per i leader di partito determinare la composizione del parlamento.

Mai nessuno di loro avrebbe potuto concepire liste bloccate e rappresentanti eletti senza che fossero scelti dal popolo sovrano.

Quindi, l’incompatibilità tra la carica di presidente del consiglio e leader di partito, non solo è opportuna ma è necessaria e imprescindibile.

Analiticamente, senza la pretesa di essere esaustiva, la perdita di sovranità per il popolo e l’annullamento dell’equilibrio dei poteri dello Stato (esecutivo, legislativo e giudiziario) si concretizzano in:

–        eliminazione della possibilità di scelta da parte dei cittadini dei propri rappresentanti;

–        determinazione della posizione dei candidati nella lista bloccata da parte del leader di partito;

–        riduzione degli spazi in cui si esercita la democrazia diretta attraverso l’innalzamento del numero di firme occorrenti per la presentazione delle leggi di iniziativa popolare (150.000 in luogo di 50.000);

–        intimidazione della magistratura con una riforma della giustizia, concepita dal potere esecutivo e concordata nel patto del Nazareno, per indebolire il potere giudiziario;

–        svuotamento del ruolo del parlamento con la decretazione d’urgenza, la blindatura delle leggi approvate ricorrendo all’istituto della fiducia (perfino le leggi delega!),  con conseguente sostituzione del potere esecutivo nelle funzioni che competono al potere legislativo;

–        limitazione del potere legislativo attraverso la contrazione degli spazi di discussione parlamentare attraverso il ricorso a stratagemmi quali tagliole e canguri;

–        determinazione della composizione della Camera (che diventerà prevalente sul Senato con la fine del bicameralismo perfetto previsto dalla riforma costituzionale) attraverso una legge elettorale, voluta dal presidente del consiglio e concordata col maggior partito di opposizione, che ha lo scopo di tagliare fuori tutti i partiti di minoranza ed eleggere i rappresentanti scelti dai leader di partito con le liste bloccate;

–        determinazione della composizione del Senato delle autonomie con elezioni di secondo livello, formato da rappresentanti non più scelti dai cittadini, ma dai consiglieri regionali e da alcuni sindaci appartenenti alle sole forze politiche maggiori (grazie a leggi elettorali regionali che, a loro volta, ricalcano la legge elettorale regionale e ne mantengono identiche caratteristiche di incostituzionalità);

–        riforma della Costituzione attraverso un accordo col maggior partito di opposizione (patto del Nazareno), al fine di accrescere i poteri del governo e limitare i diritti dei cittadini e la sovranità popolare;

–        scelta del presidente della Repubblica, eletto da un parlamento di nominati dai leader dei maggiori partiti;

–        determinazione della composizione della Corte Costituzionale, di cui 1/3 dei membri viene scelto dal parlamento dei nominati dai leader dei maggiori partiti e 1/3 dal presidente della Repubblica, a sua volta scelto nello stesso modo, con conseguente controllo degli organi di garanzia costituzionale;

–        determinazione della composizione del CSM, di cui 1/3 dei membri viene scelto dal parlamento dei nominati dai leader dei maggiori partiti, che è presieduto dal presidente Repubblica, a sua volta scelto nello stesso modo, minando in tal modo l’autonomia della magistratura.

Quando il potere esecutivo prevale sugli altri poteri e contrae la sovranità popolare in tutte le sue sfaccettature e prerogative, senza contrappesi, SIAMO ANCORA IN DEMOCRAZIA?

Pubblicato il: 9 Ott, 2014 @ 19:39

https://www.alganews.it/wp-content/uploads/2014/10/1e2ba-democrazia_italia.jpg