QUANDO CENT’ANNI FA I CLANDESTINI ERAVAMO NOI ITALIANI

DI CLEMY MATTEI

Sto mangiando, non riesco e mi fermo, come si fa a mangiare quando vedi  quelle immagini? Senti una voce dire: 2000 persone non avranno un pasto  perché non c’è per tutti.

Che razza di paese è diventato? Da chi è  governato? Sono le stesse persone che si sono rivolte alla Corte di  Giustizia Europea per tenere esposto un Crocefisso nei luoghi pubblici?  Quel Cristo è finito in croce anche e soprattutto per quei poveracci che  ogni giorno sbarcano.

Sono gli stessi che tanto si sono battuti perché nella Costituzione  Europea vi fosse un chiaro riferimento alle radici Cristiane? Sono  Cristiana, Cattolica Romana, mi vergogno dell’immagine che grazie a  queste persone il mondo ha del mio Paese.

Molti di loro sono su quelle  poltrone grazie ai voti del nord, loro chi li ha votati si sono  dimenticati?

Non ricordano quando eravamo noi, italiani, i clandestini?

Certo non lo eravamo in America o in Australia, Paesi raggiungibili solo prendendo un “piroscafo” e con i documenti in ordine.

Lo  eravamo in Francia o in Svizzera, valicando le Alpi di nascosto, subito  in balia di sfruttamento e ricatti.

E tutta la retorica sul fatto che,  noi si andava all’estero regolarmente, non come questi qua, va in  frantumi.

LA RELAZIONE

“Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.

Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.

Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.

Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina, ma sovente  davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani  invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.

Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.

Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre  donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si  è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade  periferiche quando le donne tornano dal lavoro.

I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere  ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel  nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti  o, addirittura, attività criminali”.

La relazione così prosegue:  “Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di  comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si  adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie  rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è  riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud  dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a  rimpatriare i più.

La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.

Il  testo è tratto da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del  Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre  1912>

Pubblicato il: 18 Ott, 2013 @ 02:38