E SE LA SOCIETÀ E LA POLITICA INVECE DI CONTINUARE A CORRERE, COMINCIASSERO A CAMMINARE?

 DI GIANFRANCO ISETTA

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E’ interessante notare come chi sostiene la necessità di velocizzare i processi decisionali nelle istituzioni finisca per aprire alla necessità di arrivare ad una concentrazione in poche mani, se non in una sola, delle scelte appunto decisionali e quindi di chi deve esserne protagonista. Il presupposto che viene utilizzato e accettato come un postulato da non discutere è che poiché l’economia e, per alcuni, la società stessa si muovono ad una maggior velocità, la politica rischia di rimanere indietro, di non essere più capace di decidere in tempo e quindi efficacemente. Proviamo a cambiare la premessa e il postulato che la sostiene. Ma chi l’ha detto che la cosa migliore sia accettare questa idea di velocità crescente dei processi che noi stessi inneschiamo, salvo poi non essere in grado di controllarli? Chi l’ha detto che la ricerca, non il conseguimento, per carità, della felicità (come indica la Costituzione americana, anch’essa non male direi, non abbiamo il monopolio in questo campo) debba per forza servirsi della corsa infinita verso una crescita che si sta rivelando fallace e ingiusta? Non sarà il caso di ripensare il modello socio-economico dichiarato troppo rapidamente (appunto) vincente?.
In fondo Papa Francesco, e questo vale anche per chi non è necessariamente credente, pressoché ogni giorno ci propone queste domande e chi, saccentemente, liquida queste riflessioni, ormai sempre più diffuse, nella migliore delle ipotesi piccole ingenuità, non si rende conto di essere travolto dalla propria incapacità di saper cogliere l’essenza dello stare insieme, dell’esserci come persone. Io non credo che dalla crisi mondiale, perché di questo si tratta, essendo destinata a estendersi a macchia d’olio anche in quelle aree oggi in forte crescita, se le premesse non cambieranno, si potrà uscire se non cambieremo davvero il NOSTRO RITMO . Se non ci renderemo conto che bisogna smetterla di correre dietro ad una, truffaldina per noi stessi, promessa di crescita indefinita e basata su ritmi di vita sempre più accelerati. Venendo al nostro piccolo stivale prendiamoci tutti il solenne impegno di voler CAMMINARE, NON CORRERE insieme in modo che nessuno rimanga indietro, in questo percorso di intelligenza collettiva di cui abbiamo bisogno, soprattutto quelli che credono di essere in prima fila e più veloci.

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