POVERA SCUOLA!

DI CLAUDIA BALDINI
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Ogni ministro da anni fa la sua “Riforma”. Pensavo ogni volta che si fosse raggiunto il peggio, che peggio di così non si potesse fare. E invece è vero il detto che al peggio non c’è mai fine. La ‘Buona scuola’ non è stata una riforma per i programmi, gli studenti, il recupero delle difficoltà, la didattica. No è stata fatta per creare una scuola simile ad una azienda, dal preside decisionista, alle graduatorie stracciate, ai docenti licenziati o trasferiti dal sud al nord. Non una parola sulla situazione preoccupante degli Istituti professionali.
Chi insegna in un professionale è come se stesse ogni giorno in trincea. Gomme tagliate, minacce, aggressività. Soprattutto nei professionali praticamente maschili. Una volta il professionale era un fiore all’occhiello nel territorio. Preparava ragazzi in grado in poco tempo di lavorare in fabbrica.
Ora al professionale vanno quei ragazzi difficili o per bassissimo profitto o per comportamento aggressivo. Praticamente poiché prima dei 16 anni non puoi lavorare gli insegnanti dopo la terza media consigliano a questi ragazzi il professionale. E’ una grave sconfitta della scuola dell’obbligo non tanto il profitto scarso, quanto il non incidere nell’educazione coinvolgendo la famiglia. Famiglia che il più delle volte non esiste come interesse alla scuola.
Se facciamo un salto in Svezia, non è che non abbiano ragazzi come questi. Ma loro li mandano nelle scuole migliori non tanto per il livello di eccellenza, ma per le strutture a tempo pieno e gli insegnanti più esperti e più pagati. Qui i professionali sono scuole fatiscenti, il tempo pieno non esiste, iniziative fuori orario falliscono miseramente e gli insegnanti sono precari a vita.
Conosco insegnanti che hanno paura di certi studenti. Ad un’amica è capitato una volta di dover chiamare i carabinieri a scuola perché in classe c’erano stati furti di cellulari. I carabinieri hanno ispezionato gli zaini e oltre al materiale rubato in molti zaini hanno trovato coltelli e persino martelli e mazzette da muratore. Oltre a droga in abbondanza.
Ora io mi chiedo che famiglie hanno questi ragazzini, perché non scordiamo che hanno 15-16 anni. Ma mi chiedo anche perché non si investe nel recupero di questi ragazzi. E partendo da quelli che abbandonano.
Per un insegnante è spesso un incubo dovere andare in un professionale. Non saranno tutti così, di certo, ma resta il fatto che un insegnante tra una cattedra al professionale e una alle Carceri sceglie la seconda.
E un mio amico mi ha detto che almeno lì chi frequenta è motivato. E la disciplina è assicurata dai permessi premio e quant’altro.
Quando si denigra tanto il Pubblico impiego, pensate se voi fareste questi mestieri.
Se mai ci sarà una sinistra al governo, non dovrà fare chiacchiere sulla scuola che anche i governi Prodi con interventi assurdi hanno contribuito al caos. Dovrà per ogni tipo di Indirizzo ascoltare gli insegnanti, indagare sugli studenti che si impiegano per capire come cambiare. Dovrà avere sempre un gruppo di persone che vanno a contattare il genitore se non viene ai colloqui, mettere in atto il massimo sforzo per evitare abbandoni, ma soprattutto per formare civicamente fin da bambini al rispetto.
Poi si ripristino graduatorie in base a titoli ed esami e si assumano gli insegnanti a tempo indeterminato e nella loro regione. Gli insegnanti più esperti si impieghino nelle scuole dove non si entra per media , ma perché non si è considerati idonei per licei o istituti tecnici. Il professionale deve qualificare , non è un riformatorio. Ma occorre che la scuola sia a fianco dei bambini più in difficoltà e a disagio fin dalla scuola primaria, con supporti per la famiglia, con lavoro insieme.
Allora avremo fatto una Riforma davvero.
A confermare la situazione è il fatto che dall’analisi del Miur si scopre che solo l’11,4% dei diplomati dei professionali va all’Università, una percentuale che cresce al 30,8% per i diplomati agli istituti tecnici, raggiunge il 66,5% di chi ha una maturità linguistica e svetta oltre l’80% per i liceali.
Morale della favola : siamo tornati indietro. Con tante riforme fatte abbiamo creato scuole ghetto. Sia per il profitto scarso di chi ci va, sia per la mancanza di motivazioni allo studio e infine l’accesso all’università sempre più costoso, penalizza ulteriormente i ceti operai e chi ha meno possibilità economiche.