VENEZIA TRADITA. SEMPRE MENO I RESIDENTI. MA VIVERE A VENEZIA PUÒ ESSERE SOLO UN SOGNO?

DI MONICA BIANCHETTI

“Attraverso il vetro guardo l’acqua sotto di me. Il ponte ha un leggero dondolio. Tutto dondola sempre a Venezia. Fluttiamo noi veneziani, non camminiamo. Il ponte si erge vanitoso e fiero sul Canal Grande. Quante polemiche per questo ponte, troppi soldi ci è costato. Eppure, a guardarlo bene, non è poi così brutto. Congiunge con fare sinuoso una riva con l’altra e dall’alto la scorgi già questa improbabile città.

Parte da quassù il primo sguardo, per decine, centinaia di turisti che scendono dai pullman e sono obbligati a passarci sopra al chiacchierato ponte della Costituzione, per entrare nella pancia della balena, come Pinocchio.

Venezia è uno scrigno che contiene innumerevoli gioielli dal valore inestimabile e abitarci è un privilegio.

Sì. Ogni giorno me lo dico. Malgrado tutto. Forse per auto convincermi, o solo per consolarmi, ma almeno questa di fortuna ce l’ho. Mi sono sempre chiesto cosa dovesse provare una persona che non ha mai visto Venezia quando se la trova davanti. Io non riesco a immaginarlo perché Venezia ce l’ho dentro, siamo parte uno dell’altra, non riesco nemmeno a pensarmi senza.”

10389604_436127646538472_4688780980136065033_n Calìgo (Foto di Philippe Apatie)

Sì, vivere a Venezia è una grande fortuna, un privilegio ormai di pochi perché da anni è in atto un esodo. Un esodo inarrestabile. La città storica di Venezia si sta lentamente svuotando. I veneziani veri, i coraggiosi che ancora resistono, coloro che hanno “scelto” di viverci malgrado tutto, che vogliono mantenere la loro identità veneziana, l’appartenenza di una città che da anni sopravvive, ma in realtà vive ancora, non ci stanno ad accettare questa migrazione, a fare i pendolari nella loro città.

Venezia non può diventare solamente un luogo di transito, un “parco divertimenti” per turisti giornalieri, vacanzieri annoiati, un museo all’aperto da sfruttare economicamente. Venezia è tutt’altro: è tradizione, storia, cultura, la stessa cultura che nei secoli passati ha attirato e ispirato poeti, artisti, letterati, pittori.

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Scorcio di Venezia (Foto di Philippe Apatie)

Venezia fa sognare e a volte raccontare sogni li fa avverare. Il sogno dei veneziani è quello di poter continuare a vivere a Venezia, città unica, difficile, vanitosa, imprevedibile, complicata e complice, ma è sempre più faticoso. I costi elevatissimi delle case e degli affitti, il degrado delle abitazioni, l’alto costo di manutenzione e dei trasporti, la mancanza di lavoro, l’acqua alta, le masse di euforici e schiamazzanti turisti durante gli eventi particolari che bloccano le attività giornaliere e rendono gli spostamenti difficoltosi.

10420382_443415269143043_6835015312749176596_nRiva degli Schiavoni con l’acqua alta (Foto di Philippe Apatie)

I numeri parlano e di questo passo Venezia verso il 2030 potrebbe essere una città fantasma. Ma che città può mai essere una città senza abitanti? Può sopravvivere un corpo senza cuore?

Lentamente stanno chiudendo i negozi storici, quelli che servono alla vita di tutti i giorni: i panettieri, i macellai, i falegnami, i sarti… botteghe di artigiani che erano sopravvissute nei secoli, tradizioni tramandate di padre in figlio, per lasciare il posto a fast food, hotel a cinque stelle, B&b e negozi cinesi, bancarelle di paccottiglie che spacciano merletti cinesi per merletti di Burano o vetri rumeni per cristalli di Murano.

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Provate a soggiornare a Venezia per qualche giorno. L’effervescente vitalità della giornata alla sera si spegne, come si spengono le luci alle finestre delle case, e il silenzio avvolge la città.

Ma chi meglio di un residente può raccontare cosa significhi vivere oggi a Venezia?

Matteo Secchi, veneziano DOC a Venezia ci è nato e ci vive da sempre, tranne una piccola parentesi di qualche anno che l’aveva costretto a spostarsi sulla terraferma.

Ma come si vive a Venezia a differenza di un’altra città?

“Lo stile di vita veneziano è diverso da tutti gli altri innanzitutto per l’assenza delle auto. Noi viviamo nella più grande zona pedonale del mondo e i rapporti umani ne risentono, in modo positivo ovviamente, il contatto umano è quotidiano e continuo. Mai lasciarsi con la fidanzata a Venezia, stai pur sicuro che te la trovi davanti ogni giorno col nuovo fidanzato a manina.

Dicono che sia una città scomoda, ma non è vero, basta organizzarsi e si può fare tutto.

Io vivo in zona Fondamenta Nove e ho tutto (supermercato, tabaccaio, giornalaio ecc.) a 5 minuti a piedi e poi camminando arrivo in ogni angolo della città agevolmente. Bisogna solo entrare nell’ottica, lo sbaglio più grande di chi la visita e la etichetta come scomoda è di viverla cercando di seguire i ritmi e le usanze di una città normale. Per godere Venezia bisogna viverla da veneziano con un ritmo da veneziano: senza fretta.

Noi abitiamo in una città internazionale, milioni di turisti la visitano ogni anno, e con una delle offerte culturali più ricche d’Italia. Qui è sempre un turbinio di eventi e manifestazioni dedicati alla cultura. Dicono che non ci sono divertimenti per i giovani. Non è vero, i bar aperti fino a mattina ci sono, mancano solo le discoteche, ma per me che sono metallaro va benissimo.

Qui a Venezia è tutto diverso, è tutto… veneziano. I trasporti avvengono via acqua e sull’acqua si muovono l’ambulanza, i pompieri, la polizia.

D’estate poi ci spostiamo con le nostre barche e raggiungiamo isole della laguna che nessun turista vedrà mai.

Dicono che ci sono troppi turisti e non si cammina per le strade. È vero, alcuni giorni succede, ma un veneziano conosce quando la città è congestionata dal traffico pedonale ed evita eccessivi spostamenti e se proprio deve, lo fa camminando per calli nascoste e poco trafficate per non restare imbottigliato nella folla.

Come San Francisco ha l’incubo dei terremoti e Miami quello dei tifoni, Venezia ha il problema dell’acqua alta. Finché non è troppo alta è gestibile, è annunciata, arriva, tu ti prepari e sai che in quelle 2-3 ore non potrai camminare, oppure dovrai usare gli stivali. Quando arrivano le maree eccezionali invece è un disastro, l’acqua entra ovunque e poi ci vogliono ore per ripulire. Noi veneziani conviviamo da sempre con questo problema e nei giorni di maree eccezionali si vedono i cittadini che collaborano e si aiutano fra di loro, a me piace l’atmosfera che si crea in quei momenti, di solidarietà e aiuto reciproco, come in una grande famiglia.

Venezia è la città del futuro e quando gli umani abbandoneranno la civiltà dell’automobile Venezia sarà veramente all’avanguardia perché già pronta.

Secondo lei la colpa di un esodo così cospicuo a chi o a cosa la si deve attribuire? L’amministrazione locale potrebbe arginare questo fenomeno?

“Venezia si spopola dagli anni ‘50. In principio era una questione fisiologica perché i veneziani hanno cominciato ad aspirare alla modernità, a volere una maggior facilità negli spostamenti e il travaso di abitanti da Venezia verso la terraferma è stato quindi fisiologico. Negli ultimi decenni però qualcuno ha lasciato il rubinetto aperto e il fenomeno è aumentato ed è ora fuori controllo, si teme veramente che tra qualche decennio non rimanga nemmeno un’abitante. Venezia ora si abbandona perché i costi delle abitazioni private sono alle stelle e, ancora peggio, non si trovano in quanto chi possiede un immobile di proprietà preferisce trasformarlo in una struttura a uso turistico in quanto più remunerativa.

Non è mai stata fatta un seria e decisa politica residenziale, la politica non ha mai voluto affrontare seriamente il problema lasciando che i veneziani abbandonassero la loro città. Sembra quasi che ci vogliano cacciare tutti perché scomodi o di troppo. Si dice anche che Venezia sia costosa in generale, ma io non sono molto d’accordo, se la si conosce e si fanno gli acquisti oculati, in posti conosciuti non è più cara di altre città importanti. E poi noi qui non abbiamo il costo dell’automobile che, tra acquisto e mantenimento, costa svariate migliaia di euro all’anno.

Io e la mia associazione di cittadini denominata “Venessia.com” riteniamo l’esodo dei veneziani il più grave problema di Venezia. Siamo noti in tutto il mondo per le nostre iniziative di denuncia e di sensibilizzazione: come il conta abitanti luminoso di Campo S.Bartolomio, il mitico Funerale di Venezia, la difesa del mercato di Rialto e del nostro Ospedale ecc ecc. Sono convinto che l’esodo possa essere arrestato, sono molti i veneziani che abitano in terraferma e una grande parte tornerebbe a vivere nella loro città molto volentieri. Perché non assegnare a loro dei punti in più nelle graduatorie per l’assegnazione delle case popolari? Perché non istituire degli sgravi fiscali per chi decide di affittare le case ai residenti? Queste sono solo due piccole idee, i mezzi tecnici per arginare il fenomeno ci sono, basta che ci sia la volontà di farlo.”

10953210_10200362715626192_4852225688353598745_nAcqua alta (Foto di Marco Contessa)