SILENZIO, PARLA RIINA. MA TOTO’ PREFERISCE IL SILENZIO

DI CARMEN VURCHIO
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Totò Riina, il Capo di Cosa Nostra, si pente. Non di quello che ha fatto, di quello che è stato, di chi è. Si pente di aver detto che si sarebbe fatto interrogare dai magistrati, nell’ambito del processo sulla cosiddetta trattativa “Stato-Mafia”, processo in corso davanti alla Corte d’Assise di Palermo.
“Sto male, ho un problema”, avrebbe detto per giustificarsi, in video collegamento dal carcere di Parma.
La volontà di sottoporsi a interrogatorio, nel corso del processo che lo vede imputato, era da subito sembrata strana, dato che sarebbe stata la prima volta. Dalla data del suo arresto, era il gennaio del 1993, ha sempre e solo fatto dichiarazioni spontanee, senza mai rispondere a una sola domanda. Lui, il boss dei corleonesi, la cui vita è divenuta protagonista di tanti film e fiction di successo. Lui, che è in carcere da più di vent’anni. Lui che anche se verserebbe da tempo in cattive condizioni di salute, continua ad essere noto come “La Belva”. Lui, il padrino corleonese, che ha fatto credere a tutti che fosse arrivato il momento di star zitti perché avrebbe parlato lui. Invece, altro che “silenzio, parla Riina”, “Riina ha preferito il silenzio.
TRATTATIVA STATO-MAFIA:
– “PRESUNTA” negoziazione tra importanti funzionari delle istituzioni italiane e rappresentanti di Cosa nostra portata avanti (secondo l’accusa) nel periodo successivo alla stagione delle stragi del ’92 e ’93 (ma secondo altre fonti già precedemente) al fine di giungere a un accordo e quindi alla cessazione delle stragi.
GLI IMPUTATI:
Boss mafiosi:
– Salvatore Riina, detto Totò, considerato il capo di Cosa nostra dal 1982 fino al suo arresto, avvenuto nel gennaio del 1993.
– Leoluca Bagarella – affiliato al Clan dei Corleonesi. Si ritiene sia stato responsabile di centinaia di omicidi.
– Antonino Cinà – ex medico legato a Cosa nostra. Avrebbe curato Salvatore Riina e Bernardo Provenzano durante la loro latitanza.
Collaboratore di giustizia:
– Giovanni Brusca – soprannominato “il porco” per la sua ferocia. Condannato per oltre un centinaio di omicidi, tra cui quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell’acido
Tra gli imputatni anche ex politici:
Nicola Mancino
Marcello Dell’Utri
Ex ufficiali del Ros:
Mario Mori
Antonio Subranni
Giuseppe De Donno
Imputato anche:
– Massimo Ciancimino, figlio di “don Vito”.
“Per gli ex ufficiali del Ros Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno, per i capimafia Totò Riina, Leoluca Bagarella, Antonio Cinà, per il pentito Giovanni Brusca e per Dell’Utri l’accusa è violenza o minaccia a corpo politico dello Stato. Ciancimino è accusato di calunnia e concorso in associazione mafiosa, mentre Mancino di falsa testimonianza”. (Corriere della Sera).