BERLINALE 2017: DELUDE THE DINNER

DI GIOVANNI BATTAGLIA
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(DAL NOSTRO INVIATO A BERLINO)
The Dinner è il terzo film in competizione presentato alla Berlinale. Per uno spettatore italiano si tratta di una minestra un po’ riscaldata perché di questo polpettone tratto dal bellissimo romanzo di Hermann Koch avevamo già visto il film di Ivano De Matteo “I nostri ragazzi” con Alessandro Gassmann Giovanna Mezzogiorno, Luigi Lo Cascio e Barbara Bobulova. Se il libro era molto interessante il film italiano lo era stato molto meno nonostante la grande interpretazione di Alessandro Gassmann. La versione americana invece è davvero indigesta. Il tema del film è estremamente potente. Cosa faresti per proteggere tuo figlio se avesse commesso un crimine? Nella versione americana i due fratelli sono interpretati da Richard Gere e Steve Cogan; entrambi bravissimi nella loro parte ma in Particolare Steve Cogan la cui prova attoriale è strepitosa. Rebecca Hall e Laura Linney sono invece le mogli. Dato il titolo il film è tutto organizzato intorno ad una cena estremamente formale organizzata per far incontrare i due fratelli i cui figli hanno commesso un crimine a danno di una povera senza tetto alla quale hanno dato fuoco per provare una emozione. Tutto il film è scandito dal ritmo della cena e la trovata è davvero poco interessante perché i capitoli in cui il film viene diviso ( antipasto -portata principale – dolce – digestivo ) sono scontati e privi di interesse al fine della lettura del film. I personaggi di contorno dal direttore di sala al maitre sono sempre fuori fuoco e privi di profondità così come la narrazione è discontinua e pochissimo leggibile. Anche dal punto di vista tecnico la regia è di una rara bruttezza oscillando tra l’estetica della presentazione della cena agli intermezzi girati con tecniche diverse montate quasi a caso con un risultato imbarazzante. La cosa più frustrante è che partendo da una sceneggiatura fortissima Avendo a disposizione degli attori strepitosi che recitano benissimo e immagino un compenso enorme, il risultato è di una miseria incredibile. Alla fine della proiezione per la stampa è calato un gelido silenzio, non un solo applauso ma file di persone che abbandonavano la sala nella convinzione di aver sprecato due ore. Tuttavia nell’ottica di un festival dove nessun attore o regista si tira indietro davanti a manifestare il proprio impegno, deve essere stato estremamente facile per Richard Gere buttarsi nella mischia al primo segnale…“Andrebbe a cena con Donald Trump ?” gli ha chiesto un giornalista…“Non credo che mi inviterebbe mai”ha risposto l’attore americano. Era quasi ovvio che ad un uomo politicamente e socialmente molto attivo come Richard Gere venissero rivolte domande come queste. «Il numero di crimini dovuti all’odio, in America è cresciuto in modo enorme da quando si è candidato Donald Trump che ha fatto delle esternazioni insostenibili, andando a toccare il sentimento di paura ed insicurezza delle persone con un populismo insopportabile. Dobbiamo fare attenzione a quello che diciamo, questa è una regola che vale per tutti perché sta diventando un luogo comune associare la parola terrorista a quella rifugiato e quando lo fa un politico o peggio il presidente degli Stati Uniti, diventa una cosa con conseguenze terribili. È incredibile se si pensa che le persone così in difficolta a cui è stato tolto tutto debbano anche essere guardate con sospetto. Credo che il più grande crimine di Trump sia stato proprio far passare questa associazione Immigrato – terrorista. Dovremmo renderci conto che viviamo tutti nello stesso pianeta e dovremmo volergli più bene e volerci più bene l’uno con l’altro”.