ADOLESCENTI: DAI 13 AI 18 ANNI AD UN GENITORE CADONO LE BRACCIA.

DI PAOLO RICCI

le normali provocazioni dell’adolescenza e la “giusta” preoccupazione dei genitori quando queste diventano segno di malessere e rischio di patologia.

Quasi tutti gli adolescenti, prima o poi,  si lasciano andare a qualche forma di trasgressione: fumano marijuana, sono promiscui (più per numero di partner che di rapporti sessuali completi), dicono bugie e sfidano le regole, ecc..

E’ il caso di preoccuparsi quando le attività intraprese per provare un attimo di brivido o per divertimento prendono una brutta piega, quando sembra che il ragazzo o la ragazza vogliano cancellare i sentimenti e il bisogno degli altri, quando la trasgressione assume un carattere di dipendenza, diventa compulsiva e il malessere non sembra voler diminuire.

E’ importante incoraggiare l’esplorazione, dare ai ragazzi una base sicura da cui avventurarsi nel mondo. Ma l’adolescenza è anche un periodo di grande vulnerabilità, è quello in cui si instaurano tutte le principali malattie psichiche e in cui possono iniziare e consolidarsi disturbi dell’alimentazione, malattie depressive, tossicodipendenza e alcoolismo, delinquenza.

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Il fascino del gruppo (o della banda)

Una delle caratteristiche che destano preoccupazione è la forte attrazione che molti adolescenti provano verso una mentalità di gruppo che va fuori dalle regole, trasgressiva. In questo caso il desiderio di appartenenza e e di sicurezza spinge a cercare nel gruppo una propria identità, un posto, una propria importanza.

Spesso la banda rappresenta un rifugio per i ragazzi che sentono di non avere un proprio posto o che sentono che in famiglia manca ciò di cui hanno bisogno. Lo cercano altrove. La banda ha lo scopo di proteggere i suoi membri dalla sofferenza e dall’insicurezza, eliminando il proprio disagio scaricandolo sugli altri. C’è un bisogno di conformarsi: le differenze fanno paura e incontrano una forte resistenza nello spirito del gruppo. Le differenze, o forse è meglio dire le difformità, vengono viste come una sfida e come una minaccia. O si è dentro (in) o si è fuori (out), un nemico.

Se i propri figli si avvicinano a una banda e se la cosa va oltre una semplice infatuazione passeggera e tende a diventare permanente, bisogna darsi da fare affinché tornino a casa, chiedendosi cosa non va in famiglia e perché se ne allontanano.

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Normale ribellione o patologia?

Un adolescente può perdere il controllo per cause banali. Il suo comportamento è in gran parte teso a forzare la mano, a far preoccupare, in modo da costringere i genitori a una maggiore fermezza. Quest’ultimi devono essere preparati a qualche scenata senza avere timori. Infatti, i figli, nel complesso sono grati ai genitori che valorizzano le loro qualità positive e proibiscono loro di sabotare la propria vita. Questo vale per tutti i comportamenti autodistruttivi, come per esempio l’assunzione di droghe e alcuni disturbi alimentari. I genitori devono riaffermare il loro ruolo di responsabili della famiglia, a cui spetta stabilire i limiti e, se necessario, quando un problema sembra insolubile,  devono ricorrere a un aiuto esterno.

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“Diverso da… chi?”

Il desiderio di un figlio di apparire e comportarsi in modo diverso può essere vissuto dai genitori come una critica, come un rifiuto. Alcuni vi leggeranno provocazione e disprezzo. Per chi pensa che vi possa essere poca variazione a ciò che è accettabile, qualsiasi divergenza viene vissuta come una minaccia. Per chi è convinto che esista una sola verità, una sola strada, un punto di vista diverso rappresenta una sfida, un attacco personale, piuttosto che un contributo.

Il modo di accogliere una nuova moda, un nuovo comportamento, può influenzare lo sviluppo dei ragazzi. Quando un adolescente adotta un nuovo look particolare, un nuovo linguaggio o un nuovo atteggiamento, non è indispensabile che piaccia ai genitori, ma ai compagni e ai coetanei si. Se i suoi tentativi di trovare un proprio modo di fare, di apparire, non suscita nessuna reazione nei genitori potrebbe avere l’impressione di non essere veramente visto o sentito. Magari preferisce che venga disapprovato lo stile che ha scelto; l’importante è che comunque si senta accettato come individuo.

Il coraggio di chiedere aiuto.

Se la preoccupazione diventa insostenibile , non c’è motivo di vergognarsi a chiedere aiuto: anzi, è un segno di coraggio perché si vuole affrontare il problema.

“Offritegli un posto sicuro in casa e  mettete in chiaro che qualunque cosa possa accadere,  voi siete i genitori e lui il figlio”.
Il genitore può avere un rapporto amichevole con  i propri figli…

…ma è impossibile esser loro amico.

Bisogna riconoscere questo limite anche se può dolere.

Il ruolo di genitore è inconciliabile con quello di amico.

Se un amico vi comunica che vuole “bucarsi” , potete provare a dissuaderlo dall’intenzione ma se non ci riuscite…

Se vostro figlio vi fa la stessa comunicazione vi comportereste da amico?

Aggressore crudele

I ragazzi che, benché i genitori siano animati dalle migliori intenzioni, hanno un’esperienza negativa in famiglia, si proteggono assumendo il ruolo dell’aggressore.

Invece di provare dolore, lo infliggono agli altri. Si corazzano per non essere feriti e per non sentirsi vulnerabili.

Sappiamo che si può provare odio e rancore per chi si ama, ma a volte è molto difficile ammetterlo.
Un adolescente che viene continuamente rifiutato…

…perché è diverso da come “dovrebbe essere”, secondo i genitori, soffocherà il suo sviluppo per farsi accettare, oppure si ribellerà in modo estremo, o cercherà approvazione altrove.

I genitori devono…

…affermare il loro ruolo di responsabili della famiglia, a cui spetta stabilire i limiti e, se necessario, quando un problema sembra insolubile,  devono ricorrere a un aiuto esterno.