FABO TRA I TRISTI SILENZI DI CHI DOVREBBE DIRE E LE INFAMIE DI CHI DOVREBBE TACERE

DI CLAUDIO FAVA

CLAUDIO FAVA

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Cos’altro occorre perché il presidente della Repubblica Mattarella dica una parola di buon senso sull’appello di dolore e di dignità che gli ha rivolto Fabo prima di mordere il pulsante con cui ha scelto finalmente la morte e la fuga da quel corpo ormai senza vita? Cos’altro occorre al governo Gentiloni per promettere un’attenzione urgente a norme che regolino il diritto di ciascuno a un fine vita dignitoso, senza dover portare la propria sofferenza a spasso per l’Europa? Cosa ci impedisce di dire che una legge di siffatta civiltà è più importante dell’epica battaglia sull’articolo 18, perché parla di una umanità senza voce (la voce gliel’ha portata via la malattia…): le genuflessioni alla morale cattolica? La paura di dispiacere al sinedrio dei vescovi? Cosa??
Quando s’è trattato di crocifiggere Zingaretti per aver assunto nella sanità pubblica due medici non obiettori di coscienza, la signora Lorenzin, ministra di questo governo per il partito democristino di Alfano, non si è posta il problema di tacere. Ha parlato, ha scritto, ha scomunicato. Il voto dei cattolici, si sa, alla vigilia elettorale va lisciato dal verso giusto. Adesso, su Fabo e sull’eutanasia, ci fa sapere invece che il governo non aprirà bocca.
Apre bocca un’altra frequentatrice della curia, la signora Francesca Chaoqui, arrestata due anni fa per la divulgazione di documenti riservati del Vaticano. Scrive su fbook: “Fabo è un vigliacco, non un eroe”. Ecco: un vigliacco. Tetraplegico e cieco, non ha avuto il coraggio di continuare a vivere come un vegetale!
E alla fine non sai nemmeno cosa sia più triste: se i silenzi di chi dovrebbe dire o le infamie di chi dovrebbe tacere.