SINO-EUROPE E CLOSING MILAN: UN CLAMOROSO BUCO DELLA STAMPA SPORTIVA ITALIANA

DI ALBERTO FORCHIELLI
https://alganews.wordpress.com/
aLBERTO fORCHIELLI
Perché la stampa sportiva deve rimanere sportiva!!
http://www.albertoforchielli.com/…/il-caso-sino-europe-e-c…/
Sino Europe non è riuscita nel closing Milan, dopo 7 mesi di trattative
Ora che il closing Milan non si è concretizzato in questo sabato 4 marzo 2017, dopo la proroga concessa da Berlusconi a dicembre, è arrivato il momento di fare qualche amara considerazione su come è stata trattata e raccontata dai media questa vicenda negli ultimi mesi.
“I giornali devono riempire le pagine Francesco: è estate e la gente vuole il calciomercato. La verità verrà a galla e finirà male, male per il Milan…” Questo era un mio dialogo telefonico con Alberto Forchielli nell’agosto 2016, dopo che Sino Europe Sports aveva firmato un preliminare e signing per l’acquisto dei rossoneri. Io scuotevo la testa mentre tenevo la cornetta, non mi capacitavo. Una società neo costituita cinese guidata da un broker poco conosciuto voleva scalare il Diavolo, il club più titolato al mondo. In un’operazione complessivamente da 1 miliardo di euro.
Tutti i giornali finanziari più importanti da Caixin a il Sole 24 Ore, da Reuters al Wall Street Journal, avevano avanzato da subito seri dubbi sull’operazione. Tutti ma non la stampa sportiva italiana: titoli su grandi campioni nel mirino della nuova dirigenza, sulla potenza e sulla ricchezza dei soci del fondo Ses, addirittura sul governo cinese e sul suo Presidente, coinvolto in prima persona secondo alcuni. Nessuno di questi pretendenti al Milan aveva ovviamente mai confermato nulla di ciò, ma per i tabloid nostrani era tutto normale, tutto ok. Silenzio assenso. Anzi, per questi giornalisti era la cosa più logica al mondo comprare un brand così noto e affermato avendo firmato un contratto conclusivo blindato, ma non voler rivelarlo a nessuno.
Intanto nel calciomercato estivo il Milan aveva preso Lapadula, il capocannoniere della serie B e non Cristiano Ronaldo. Come dirigenti la nuova cordata aveva assunto Fassone (che allora non era tesserato da nessuna squadra) e Mirabelli, capo dello scouting dell’Inter, ma senza esperienze come direttore sportivo di livello. Maldini e altri grandi campioni rossoneri avevano declinato inviti e incarichi, proprio per la poca chiarezza del deal.
Ma per la stampa italica tutto procedeva liscio, come l’olio. Qualcuno ancora oggi crede che l’affare si concluderà. Perchè 200 milioni sono soldi, e quindi…Nessuno aveva capito che Berlusconi aveva firmato la vendita in un suo momento di debolezza fisica e psicologica, dopo il delicato intervento al cuore e pressato dai figli desiderosi di liberarsi di un fardello nei bilanci di Fininvest. Magari anche di centrare una lauta plusvalenza. Il tutto dopo 2 anni di trattative tra Mr Bee e Galatioto/Gancikoff. Per tutti l’unico bersaglio era diventato Silvio: il solo ad essere realmente innamorato del Milan che aveva creato e plasmato, che gli ricordava il padre Luigi, impotente di fronte ai ‘possessori delle materie prime’ che erano entrati nel calcio internazionale, a fronte di un’azienda Italia in declino. E tralasciamo i mille pensieri e le mille preoccupazioni su vari fronti cui è stato sottoposto il Presidente in questi anni.
La Curva Sud gli aveva proposto di seguirlo in un progetto giovane e italiano, per riportare il club in posizione di eccellenza nel nostro paese nel giro di qualche anno e con conti sostenibili (maggio 2016). Donnarumma e Locatelli sono successi e campioni che premiano la linea verde e rossonera in questo campionato. Ma per tornare in Champions League serve ben altro: un progetto serio e tanto lavoro, a tutti i livelli societari.
La conclusione è che Sino Europe ci ha provato sino all’ultimo: ha tentato di raccogliere il miliardo di euro necessario per comprare il Milan proponendo a vari investitori un piano di quotazione in una borsa cinese con lauti interessi, ma non ci è riuscita. Si è fermata ai primi 200 milioni: meglio così, perchè evidentemente il club era un giocattolo troppo costoso per le tasche dei suoi soci.
Ad uscirne con le ossa rotte non è Fininvest che ha incassato una caparra monstre o Ses che ha tentato il colpo. Quello che è davvero allucinante è che nessun giornalista sportivo italiano – o pochi-tra quelli che scrivono sulle prime pagine della carta stampata, sia riuscito a comprendere quello che stava realmente accadendo in questa storia. E non ci voleva molto in questo caso.

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