DARE FIDUCIA AIUTA L’AUTOSTIMA MA SE FATTO CON AMORE INCONDIZIONATO

DI SABRINA PARAVICINI

Siamo stati monitorati dalla neuropsichiatra di riferimento per anni, anche ora, ogni mese e mezzo facciamo il “counseling”, veniamo aggiornati sui progressi di Nino, (prima erano solo criticità) e si parla di come “fare i genitori”. Io seguo l’istinto, cerco di mettermi nei panni di mio figlio, ho sempre cercato di valutare e di capire dove iniziava il capriccio e dove mio figlio era sequestrato dall’autismo. A volte non era facile, a volte sono stata troppo dura e non ho riconosciuto il problema e a volte ho scambiato un piccolo capriccio per una grossa disabilità.
Ma alla fine credo di avere trovato la via. La via giusta.
La via era seguire l’istinto, non ascoltare il dna dell’educazione ricevuta, del “bisogna fare così”.
Ho scelto di dargli totale fiducia, guardarlo negli occhi, e se non bastava guardarlo negli occhi guardarlo nel cuore con il mio cuore.
Con amore, amore incondizionato.
Anche oggi che è più grande, che è in forte progresso, che le sue criticità sono di altro genere, cerco di essere paziente, di trovare una via creativa alle problematiche e alle dinamiche familiari.
L’altro giorno abbiamo discusso, lui era sinceramente dispiaciuto, dopo qualche minuto mi ha chiesto se fosse tutto a posto, se potevamo darci la mano, se “era finito”.
Il mio Dna di figlia degli anni 70 (lo sappiamo come andava a quei tempi, volavano ciabatte, le punizioni erano lunghe e inutili, era “no, perché no e basta”, senza spiegazioni senza motivazioni. Alle maestre o alle suore dell’asilo addirittura erano permessi e giustificati schiaffi e punizioni, e parole così grosse che in pochi secondi avrebbero distrutto l’autostima di un gigante, spesso a casa volavano gratuitamente i “fatti un bell’esame di coscienza” così tanto per dire qualcosa di educativo, che poi un bambino di sette, otto anni non sapeva neppure cosa fosse la coscienza) gli avrei detto che doveva pensarci ancora e ancora fino a che non avesse capito.
Poi l’ho guardato e gli ho detto:
“si va bene, non ti preoccupare, facciamo la pace”.
I suoi occhi sono diventati grandissimi, il suo sorriso immenso e io mi sono ricordata di tutte le volte che sono rimasta in una stanza a “pensare” per ore e ore a cosa potevo mai avere fatto di così grave da dover meritare un silenzio così lungo, o parole così grandi.
Nasciamo per evolverci, dicono che scegliamo la nostra famiglia prima di nascere, nasciamo per portare evoluzione, rompere catene che hanno origini millenarie, che si tramandano da antenati a discendenti. Basta poco per rompere un anello e dare il via a qualcosa di nuovo. E’ un’avventura umana, straordinaria, eccezionale, fatta di piccoli traguardi quotidiani.
Vale la pena.