LA PASTA ALLA TARICONE, UN MODO PER RICORDARE PIETRO

DI CINZIA MARONGIU
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Non c’è una volta che io prepari a mio figlio la pasta condita con pomodorini e Filadelfia senza che non pensi a Pietro Taricone. Lo vedo ancora nella sua cucina mentre mi illustra la sua ricetta e si prepara un piattone di tre etti di pasta alle cinque del pomeriggio. “È la mia merenda, così poi sto a posto” mi diceva con quei suoi occhi sfavillanti di verde e di entusiasmo. Capaci di sorridere di curiosità per tutto e tutti. Non ricordo di aver mai riso tanto come durante le magnifiche chiacchierate che mi è capitato di fare con lui. Ogni volta scardinavamo il mondo; ci passava tutto, dal generale Kurtz ai pianeti, dai cavalli all’alimentazione e alla storia. Quel giorno, proprio mentre entravo a casa sua, ne usciva una ragazza bellissima, così bella da togliere il fiato. Era Kasia Smutniak ancora sconosciuta se non per essere la ragazza di una pubblicità. “Ti prego, non scrivere niente di lei. È un fiorellino”. E infatti, io, da sempre campionessa di scrupoli e remore, non scrissi niente della loro storia d’amore ancora segreta. Ecco, caro Pietro, vorrei confidarti che io non mangio il Filadelfia e nessun tipo di formaggio. E che quindi la tua pasta non l’ho mai assaggiata. Ma non sai con quanta felicità la preparo per Andrea. Perché ogni volta risento la tua voce piena di allegria contagiosa che me la decanta