VOUCHER: POSSIBILE EVITARE IL REFERENDUM DEL 28 MAGGIO

DI VIRGINIA MURRU

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Un po’ perché pungolato dalla Cgil e da Susanna Camusso, un po’ perché sulla questione voucher erano necessarie regole nuove, il governo si è comunque deciso a prendere in mano la situazione, e a fissare la data del referendum, indizione del voto che dovrebbe avere luogo il 28 maggio prossimo.
Il Cdm ha approvato infatti il decreto che dovrebbe portare alle urne due quesiti, il primo riguarda “l’abrogazione di disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti”, il secondo per “l’abrogazione di disposizioni sul lavoro accessorio”.
Secondo gli accordi raggiunti in Parlamento, l’uso dei voucher dovrà essere limitato alle famiglie, studi professionali e imprese senza personale. E’ stato anche fissato un tetto massimo annuale.
La scommessa, oltre alla nuova disciplina di utilizzo dei voucher, resta quella di evitare, se possibile, il referendum, e c’è un mese e mezzo circa per studiare un decreto legge, o una legge, che possa risultare soddisfacente anche per i sindacati, i quali chiedono un intervento per cambiare i criteri di utilizzo, con particolare riferimento alle norme contestate dalla Cgil.
C’è da precisare che, in ogni caso, qualora si arrivasse al referendum, il quesito sarà drastico, e proporrà di cancellare proprio i voucher, che erano stati introdotti nel mondo del lavoro con l’intento di lottare contro le attività in nero. Furono istituiti con la legge Biagi nel 2003, e avevano la funzione di semplificare la retribuzione che riguardava i lavori occasionali, da quello domestico alle prestazioni per giardinaggio ed attività simili, svolti da categorie sociali non legate solitamente ad altro lavoro dipendente, come pensionati, studenti, casalinghe. Il limite dei compensi era fissato a 5mila euro l’anno.
Vi sono poi state delle variazioni nella disciplina di utilizzo, il tetto massimo è passato a 7mila euro l’anno, e i buoni sono stati utilizzati quale compenso per qualsiasi attività, purché non si andasse oltre i 7mila euro per lavoratore. L’uso, e soprattutto l’abuso dei voucher, è diventata causa di polemiche fin dal 2015; da poche decina di migliaia di lavoratori si è passati, nel volgere di pochi anni, a oltre un milione e mezzo. Il commercio il settore più coinvolto. Da ricordare che i precari retribuiti con i voucher per attività accessorie, hanno redditi da fame, in molti casi anche meno di 500 euro l’anno.
I voucher sono stati in definitiva il limbo di chi, pur di svolgere un’attività, sia pure occasionale, è disposto ad accettare anche le briciole. E intanto, ad approfittare dello stato di precarietà nel mondo del lavoro, sono state soprattutto le imprese, che in tal modo si sono assicurate la mano d’opera a basso costo, senza lasciare trasparire il nero che vi traffica intorno. E’ un esercito che va oltre il milione e mezzo di lavoratori, e non bisogna dimenticare che tutti loro sono censiti nella ‘lista’ degli occupati, anche ‘grazie’ ad una convenzione internazionale, che sancisce in modo piuttosto discutibile, lo status di lavoratore ‘occupato’. Basta infatti un’ora di lavoro svolta in una settimana, per non essere considerato soggetto disoccupato.
Sui quesiti del referendum proposti dalla Cgil c’è l’incertezza dell’esito, si potrebbe infatti non raggiungere il quorum necessario.
E c’è anche l’altra faccia della medaglia, ossia l’alternativa alle urne, attraverso un decreto legge che sia il risultato di un accordo congiunto tra governo e Parlamento, il quale dovrebbe attraversare ‘indenne’ la frontiera della Cassazione, alla quale spetta giudicare se, le modifiche apportate, siano idonee ad invalidare il ricorso alla consultazione referendaria.
La Cgil, con cui ci si dovrà comunque confrontare, ha dettato le sue regole sull’utilizzo dei voucher, che sarà molto più ristretto e destinato a categorie ben precise, ossia i disoccupati di lunga durata, e infine si chiede che l’unico Ente ‘erogatore’ sia l’Inps, che dovrà avere l’esclusiva.