IL MORBILLO: QUANDO L’ORGANISMO PUO’ ESSERE A RISCHIO

DI AGNESE TESTADIFERRO
Unico modo per prevenire epidemie di morbillo in cicli pluriennali è vaccinarsi. Parola di Ranieri Guerra, Direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute. Il buon senso, anche qui, viene chiamato in causa. Ultimo caso di cronaca lo si ha in provincia di Ancona, nelle Marche, dove un pediatra ha affisso alla porta un “ironico” grazie, da parte sua e della famiglia coinvolta, a tutti quei genitori che non hanno vaccinato i propri figli facendo rischiare la pelle ad un neonato di 6 mesi ricoverato d’urgenza all’ospedale pediatrico Salesi del capoluogo. Il piccolo è stato contagiato perché non era stato vaccinato data la tenerissima età, dato che la vaccinazione si può fare dopo i 12 mesi di età. Per capire la situazione italiana, ecco i numeri forniti dal Ministero. Dal mese di gennaio 2017 è stato registrato un preoccupante aumento del numero di casi di morbillo in Italia: a fronte degli 844 casi di morbillo segnalati nel 2016, dall’inizio dell’anno sono già stati registrati più di 700 casi, con un incremento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, in cui si erano verificati 220 casi, di oltre il 230%. La maggior parte dei casi sono stati segnalati da quattro Regioni: Piemonte, Lazio, Lombardia e Toscana. Più della metà dei casi rientra nella fascia di età 15-39 anni. Motivo di tutto ciò? Il morbillo continua a circolare nel nostro Paese a causa della presenza di sacche di popolazione suscettibile, non vaccinata o che non ha completato il ciclo vaccinale a 2 dosi. Ciò è in gran parte dovuto al numero crescente di genitori che rifiutano la vaccinazione, nonostante le evidenze scientifiche consolidate e nonostante i provvedimenti di alcune regioni che tendono a migliorare le coperture, anche interagendo con le famiglie e i genitori. «Nonostante il Piano di eliminazione del morbillo sia partito nel 2005 – sottolinea il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin – e la vaccinazione contro il morbillo sia tra quelle fortemente raccomandate e gratuite, nel 2015 la copertura vaccinale contro il morbillo nei bambini a 24 mesi (coorte 2013) è stata dell’85,3% (con il valore più basso pari al 68% registrato nella PA di Bolzano e quello più alto in Lombardia con il 92,3%), ancora lontana dal 95% che è il valore soglia necessario ad arrestare la circolazione del virus nella popolazione». A tal proposito «il Ministero attiverà ogni possibile procedura per garantire la piena realizzazione degli obiettivi del recente Piano nazionale di prevenzione vaccinale e per riguadagnare rapidamente le coperture vaccinali che si sono abbassate pericolosamente nel corso degli ultimi anni”. Il rapido intervento è l’impegno urgente e importante da segnare in agenda. Per saperne di più, sul morbillo, le delucidazioni arrivano dalla dr.ssa Anna Maria Schimizzi, dirigente medico infettivologo della U.O.C. di Medicina interna dell’Ospedale Carlo Urbani di Jesi (An).
Cosa è il Morbillo?
Il morbillo è una malattia infettiva acuta causata da un virus appartenente alla famiglia Paramyxoviridae. E’ una infezione altamente contagiosa e diffusiva.
Cosa fa all’organismo?
Una volta penetrato nell’organismo, il virus del morbillo si moltiplica nelle stazioni del sistema linfatico e si diffonde nel circolo sanguigno (viremia) raggiungendo tutti gli organi del nostro corpo.
Fino a che fascia d’età si può contrarre?
Il morbillo colpisce prevalentemente i bambini in età scolare, ma non esclusivamente. Infatti possono essere colpiti anche gli adulti se non venuti a contatto in precedenza con esso. Ciò significa che il morbillo può essere contratto a qualsiasi età. Tra gli adulti la fascia di età maggiormente colpita è tra 20 e 40 anni.
Quali sono le tipologie di soggetti più predisposti?
I soggetti maggiormente predisposti sono coloro che non sono vaccinati. In alcuni Paesi dell’Africa il morbillo rappresenta la principale causa di morte tra in bambini. La malnutrizione e l’immunodepressione rappresentano una importante predisposizione.
Quanto tempo persiste la malattia?
In assenza di complicanze, una volta penetrato nell’organismo, la viremia con diffusione a tutti gli organi si manifesta dopo 5-6 giorni. I primi sintomi (febbre associata a mucositi, cioè infiammazione delle mucose della bocca e del faringe) si manifestano intorno al 10°-11° giorno e al 14° giorno compare l’eruzione cutanea (esantema). Nelle successive 24-48 ore la viremia cessa e pian piano compaiono gli anticorpi formati dal nostro stesso organismo per combattere l’infezione.
Durante tale periodo, la contagiosità massima si ha intorno al 10° giorno dopo il contagio con il virus e fino a 4-5 giorni dopo l’inizio dell’esantema.
Come si cura?
Non esistono dei farmaci antivirali per il trattamento del morbillo. L’infezione si cura con farmaci che attenuano la sintomatologia (farmaci sintomatici): antipiretici, espettoranti, riposo a letto. Si curano, poi, le eventuali complicanze. Le complicanze da superinfezione batterica richiedono l’uso di antibiotici, la laringite stenosante può richiedere anche la tracheostomia, le infezioni dei piccoli bronchi (bronchiolite) si tratta con i cortisonici, così come le complicanze encefaliche.
È infetto per aria e oggetti?
Il morbillo si trasmette solo per contatto diretto da malato a soggetto sano. Il virus viene eliminato soprattutto con le secrezioni rinofaringee, cioè con gli starnuti e la tosse. Penetra nel soggetto sano attraverso le mucose delle vie respiratorie o le congiuntive.
Chi non lo ha contratto da bambino quante possibilità ha da adulto?
La maggior parte delle persone (9 su 10) che condividono lo stesso spazio con una persona infetta e non sono immuni (cioè non hanno già contratto l’infezione in precedenza o non sono vaccinati) possono essere contagiate e ciò vale anche per gli adulti.
In che casi diventa sicuramente una malattia contagiosa e pericolosa?
Il morbillo è sempre una malattia contagiosa in quanto infezione altamente diffusiva e ciò deriva dal fatto che l’infezione si trasmette per via aerea. La pericolosità riguarda soprattutto le persone già deperite, con difetti dell’immunità (per esempio i malati di AIDS, o immunodeficienze congenite) o persone malnutrite.
Quali i sintomi e le problematiche prima e durante il periodo di malattia?
I classici segni e sintomi del morbillo includono febbre elevata (fino a 40 °C) associata a tosse, rinite (raffreddore, starnuti) e congiuntivite (occhi rossi), inappetenza, stanchezza. Dopo 4-5 giorni dalla comparsa della febbre, insorge l’esantema sotto forma di una eruzione cutanea maculo-papulare rossa generalizzata che a partire dalla regione retro-auricolare si diffonde al volto, al collo, al tronco e agli arti in 2-3 giorni per poi risolversi in circa una settimana
Questa appena descritta è la sintomatologia classica, quella che si riscontra più frequentemente. In casi rari possono osservarsi alcune complicanze e tra le più gravi quelle a carico delle vie respiratorie.
Tra le forme più gravi, la laringite stenosante che causa crisi di soffocamento e richiede l’immediato ricovero in ospedale. Altre gravi complicanze sono la bronchiolite (infezione dei piccoli bronchi) e la polmonite virale che possono causare una grave insufficienza respiratoria.
Infine le complicanze neurologiche. L’encefalomielite si verifica nello 0,1-0,2% dei casi; i sintomi compaiono tra il 1° e 7° giorno dall’esantema e vanno da uno stato di agitazione o sopore fino al coma, convulsioni, ecc…; tale complicanza è mortale nel 5-10% dei casi ed in un terzo circa dei sopravvissuti permangono esiti neurologici.
Altra complicanza neurologica è la panencefalite sclerosante subacuta (5-10 casi ogni milione di morbillo); è una forma grave di encefalite quasi sempre mortale.
I familiari o coloro che abitano nello stesso nucleo familiare del paziente come si debbono comportare per non essere contagiati?
Il contagio può iniziare prima della comparsa dei sintomi, per cui le persone dello stesso nucleo familiare potrebbero essere già state contagiate nel momento in cui diventa chiara la diagnosi di morbillo. L’unico modo per non essere contagiati è quello di vaccinarsi.
E’ possibile avere una ricaduta? Se sì e se no, per quale motivo?
Una volta superato, il morbillo conferisce una immunità permanente per cui se si viene nuovamente a contatto con il virus non ci si ammala. Ciò succede nella stragrande maggioranza dei casi.
Il vaccino è l’unico modo per evitarlo? Se sì, quando va fatto e ogni quanto va fatto il richiamo?
Sì, la vaccinazione è l’unico modo per evitarlo, ma soprattutto la vaccinazione di massa mira all’eradicazione della malattia ed è ben dimostrata, in tutto il mondo, la sua utilità. L’età consigliata per la prima vaccinazione nei Paesi sviluppati è il 15° mese di vita. Per ottenere una protezione solida e duratura è opportuno effettuare un richiamo intorno al 6° anno di vita.
Cosa comporta l’infezione nella donna gravida?
Non sembra essere responsabile di malformazioni fetali, ma può provocare aborto e parto prematuro.
Perchè è una malattia che fa paura? Perchè nel 2017 fa molta più paura ?
Il morbillo fa paura perché, creduto ormai quasi debellato in relazione alle vaccinazioni di massa, nell’ultimo anno è stato registrato un preoccupante aumento del numero dei casi (addirittura 230% di casi in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). Nonostante nel nostro Paese, il Piano di eliminazione del morbillo sia partito 12 anni fa, la copertura vaccinale al momento è ben al di sotto della soglia del 95% necessaria per arrestare la circolazione del virus nella popolazione generale.
Ci sono falsi miti da sfatare sul Morbillo?
A mio parere uno dei principali falsi miti da sfatare sul morbillo riguarda la consapevolezza da parte di qualcuno che l’infezione naturale sia meglio della vaccinazione; spesso si sente dire “tutti noi abbiamo avuto il morbillo da piccoli e nessuno è mai morto per questo”. In realtà il morbillo è una delle malattie infettive più temibili per le conseguenze che può comportare a fronte di un vaccino sicuro che è in grado di debellare la malattia solo se si raggiungesse quella soglia di vaccinazione necessaria
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