R.D. CONGO: LA STRAGE DEL KASAI CONTINUA

DI CARLO PANSERA

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Un’altra strage nella Repubblica Democratica del Congo : un gruppo armato, già conosciuto per avere ucciso in passato alcuni membri del personale delle Nazioni Unite, ha lanciato un nuovo attacco nel sud del Paese, massacrando almeno otto persone. Il gruppo sembrerebbe essere legato al defunto capo tribale Kamwina Nsapu. Tra le vittime c’è anche la moglie di un funzionario amministrativo, Joseph Mbuyi Mubenga, che ha precisato che gli assalitori, dopo avere ucciso la consorte, hanno massacrato il suo corpo decapitandolo e hanno fatto ritrovare per strada testa, mani e piedi. Mubenga ha poi aggiunto che i miliziani hanno anche dato fuoco agli uffici amministrativi, a una prigione e ad un convento di suore. Dallo scorso agosto gli episodi di violenza sono aumentati nelle province meridionali del Congo, con un bilancio di oltre 400 civili coinvolti. Poche settimane fa, infatti, una quarantina di poliziotti sono stati decapitati dopo essere caduti in una trappola tesa dai miliziani di Kamuina Nsapu.
L’agguato risale al 24 marzo ed è stato perpetrato contro un convoglio di membri delle forze dell’ordine nella provincia del Kasai Centrale. I miliziani hanno decapitato 42 poliziotti liberandone però sei che parlavano la lingua locale, lo Tshiluba. Secondo la commissione di esperti dell’Onu, che sta indagando sui crimini contro l’umanità commessi nella Repubblica Democratica del Congo, i massacri nel Kasai vanno oltre al conflitto che oppone le forze dell’ordine ai miliziani del defunto capo tradizionale Nsapu. Alcune delle fosse comuni finora scoperte infatti si trovano in aree dove non sono presenti i miliziani di Nsapu. La Commissione dei Diritti Umani dell’Onu ha parlato di circa dodici fosse comuni tra il Kasai Centrale, dove sono attivi i miliziani, e il Kasai orientale. In precedenza, Radio France International e la Reuters, avevano riferito della scoperta di altre otto fosse: secondo la Commissione delle Nazioni Unite le vittime sono state uccise in un modo atroce. A metà marzo, due componenti della commissione di esperti dell’ONU, l’americano Michael Sharp e la svedese Zahida Katalan, sono stati rapiti e trovati poi morti successivamente.