CELLULARI E TUMORI: PREVENIRE E’ MEGLIO

DI AGNESE TESTADIFERRO

I cellulari e le malattie professionali: la svolta.
Fino a poco tempo fa gli esperti non si pronunciavano sulla certezza matematica di una connessione tra cellulari e tumori. L’Italia, con una sentenza che diventerà storica, ha affermato che invece c’è un legame.
Il Tribunale di Ivrea, con una sentenza di primo grado, ha riconosciuto un nesso causale fra l’utilizzo errato del telefono e una malattia invalidante. A tal proposito, sarà un dipendente Telecom, affetto da neurinoma acustico, ad essere risarcito con un vitalizio di 500 euro al mese.
Ecco cosa ha spinto il dipendente, Roberto Romeo, a ricorrere al Tribunale, «Per quindici anni ho utilizzato il telefono cellulare anche 3-4 ore al giorno, a casa e in macchina, senza gli auricolari. – ha raccontato Roberto Romeo, ai microfoni de Le Iene, ieri domenica 23 aprile – Nel 2010 ho iniziato ad avvertire una continua sensazione di orecchie tappate. Così fece accertamenti e mi venne diagnosticato un neurinoma al cervello. Ho subìto l’asportazione del nervo acustico e oggi non sento più dall’orecchio destro».
Il consulente tecnico d’ufficio nominato dal giudice del lavoro di Ivrea ha riconosciuto al Sig. Romeo un danno biologico permanente del 23%.
La notizia ha fatto il giro d’Italia e ha preoccupato non poco tutti. Ecco perché anche l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) è voluta intervenire per chiarire le cose ricordando “il gran numero di studi condotti negli ultimi vent’anni per capire se l’uso del telefonino rappresentasse un rischio potenziale per la salute umana. Ma al momento non sono stati provati effetti avversi provocati dall’impiego del cellulare”. Gli studi finora fatti hanno indagato gli effetti dei campi a radiofrequenza su attività elettrica del cervello, funzione cognitiva, sonno, battito cardiaco, pressione e tumori: i 31 esperti dell’International Agency for Research on Cancer (Iarc) dell’Oms ha classificato nel 2011 i campi elettromagnetici a radiofrequenza come “possibili cancerogeni”. Da sottolineare, onde evitare allarmismi, il termine possibile. “Ancora gli studi sugli animali non hanno mostrato un aumento di rischio di tumori dall’esposizione a lungo termine” afferma l’Oms.
L’importante, come sempre, è usare il buon senso e seguire il consiglio degli esperti: ridurre l’esposizione ai campi elettromagnetici a radiofrequenza come utilizzare gli auricolari piuttosto che il telefono attaccato all’orecchio. Parlando al telefonino, pertanto, è preferibile usare un auricolare, ma quello con il filo piuttosto che il bluetooth. Se non si ha l’auricolare allora tenere il telefono ad almeno 1,5 cm di distanza dall’orecchio e se la telefonata dovesse essere lunga, alternare orecchio destro all’orecchio sinistro e viceversa. Altra avvertenza: no il telefono vicino il capo la notte, meglio distante. E soprattutto, non sul comodino.
Evitare di dare il cellulare ai bambini piccoli, l’ideale non a quelli al di sotto di 12 anni.
Ovvio che tutti siamo a contatto con onde elettromagnetiche ma è molto più pericoloso un cellulare all’orecchio che un’antenna ripetitrice vicino casa, perché le radiazioni si riducono rapidamente con la distanza.