I FRANCESI HANNO SCELTO FRA LA PESTE E IL COLERA

DI MARISA CORAZZOL
(nostra corrispondente da Parigi)
Un adagio francese ricorda che « il y a des lendemains qui chantent et d’autres qui déchantent » , ossia, arrivano dei giorni che incantano ed altri che deludono. Pertanto, che cosa si può ancora aggiungere all’indomani del primo turno di questa elezione presidenziale contro la quale spirano venti di delusione, di amarezza ed in certi casi di totale, condivisibile rifiuto?
Per la prima volta, la Francia ha assistito ad una personalizzazione elettorale che incitava a scegliere l’ “uomo o la donna forte”, come accade in quelle realtà in cui l’ “uomo forte” al comando è sintomatico di una democrazia debole, se non prossima all’ultimo sospiro.
Chi può mai pensare, soprattutto in un Paese come la Francia che « l’uomo o la donna della provvidenza» possano guarire un Paese caduto nella più becera schizofrenia di stampo sibillino in cui ognuno vorrebbe “la rivoluzione” contro il “sistema” e che continua, tuttavia, a sperare che nulla cambi?
La funzione presidenziale in Francia è stata tagliata su misura per un uomo – il fondatore della V Repubblica – il Generale Charles de Gaulle e, pertanto, tutti quelli che gli sono succeduti hanno trovato un “ vestito” troppo grande in cui calarsi.
La costituzione del 1958 ed il suo modello elettorale prevedevano di far scaturire una chiara maggioranza dallo scrutinio. Oggi, invece, si è costretti alla constatazione che, chiunque vinca il secondo turno del prossimo 7 maggio rappresenterà – ben che vada – meno di un quarto degli elettori e ciò costringerà, quindi, il « vincitore » a rinunciare in toto od in larghissima parte ai presupposti del suo programma elettorale se vuole coprire il ruolo di Presidente della Repubblica per l’intero quinquennio.
Questa V Repubblica, tal qual è diventata da 10 anni, ossia da Sarkozy ad Hollande, è oggi totalmente snaturata, svuotata dalle sue fondamenta golliste e porterà pertanto molto sicuramente la Francia in situazioni di conflitto costante, oltre che alla cacofonia parlamentare e quindi all’ingovernabilità. All’orizzonte, conflitti interni peggiori di quelle che si verificarono durante la IV repubblica, poiché “l’uomo o donna della provvidenza” che dovrebbe essere super partes e quindi al di sopra dei partiti, ne è divenuto/a in verità l’ostaggio tanto più ridicolo quanto più lo sono le “primarie” organizzate dai partiti di destra, di sinistra o centro destra/centro sinistra che dir si voglia.
Va altresì sottolineato che l’ « americanizzazione » del sistema delle « primarie » che mette in competizione uomini e donne della stessa coalizione per accedere al più alto ruolo dello Stato, questa volta non ha certamente servito al meglio gli elettori dei due partiti storici il PS e i Repubblicani, tanto è vero che sia François Fillon che Benoit Hamon non hanno superato il primo turno delle elezioni.
Ora, a parte Fillon che nel sistema maggioritario ha sempre visto soltanto dei vantaggi per la « democrazia », tutti gli altri maggiori candidati propendono invece per un sistema proporzionale più o meno integrale, ma tale da riformare in profondità il sistema elettorale e quindi le Istituzioni della Repubblica. Ma si è di fronte – anche qui – ad una schizofrenia di fondo poiché nessuno desidera veramente esimersi da questa forma di competizione dell’ “ego” tanto infantile quanto ridicola nel momento stesso in cui la classe politica è caduta a livelli che considerare – a seconda dei casi – pietosi o scandalosi, sia sul piano intellettuale che su quello morale, è un pallido eufemismo.
I francesi, che non sono certamente alla prima contraddizione in fatto di scelte politiche, sono in anelante attesa di uomini o di donne “forti” per i quali, tuttavia, non saprebbero esprimere alcuna considerazione, se non quella che consiste nel “salvaci, bella creatura della provvidenza”.
Ecco la tragedia che si è trasformata in farsa, in uno spettacolo dai molteplici colpi di scena, come in un « vaudeville » in cui i protagonisti di primo piano non smettono di entrare ed uscire di scena, in preda a scandali e/o a situazioni di “terzo incomodo”.
Ora, dopo quindici anni dallo storico « record » di voti riportati da Jean-Marie Le Pen in quello storico 21 aprile del 2002, torna lo stesso patetico e vergognoso scenario, visto che il 7 maggio p.v., solo due schede saranno inserite nelle urne : una per Emmanuel Macron e l’altra per Marine Le Pen: i due finalisti del “teatrino” del primo turno organizzato e gestito per mettere l’uno di fronte all’altra i due “prodotti” del sistema finanziario – plutocratico che impone il confronto fra il vuoto a perdere e la discriminazione a prescindere.
Un voto che, come denunciato alle Autorità competenti, si è caratterizzato per le sue innumerevoli irregolarità e, molto probabilmente, per i brogli in diverse città metropolitane, laddove è lecito supporre che nessuno dei due “vincitori del vaudeville” avrebbero superato il primo turno.
Risulta infatti che:
– Un presidente di seggio è sparito per 1 ora a Marsiglia con il sacco contenente i risultati dello scrutinio e le schede votate ( http://www.laprovence.com/…/le-president-du-dernier… );
– Alcune schede riportanti i nominativi di Fillon e Macron, dovutamente chiuse nelle rispettive buste, sono state di soppiatto inserite nelle urne;
– 15 000 elettori sono stati radiati dalle liste elettorali a Strasburgo e 3800 ad Asnières (grossa cittadina ad ovest di Parigi);
– Moltissimi elettori non hanno potuto votare a Montreal a causa della mancanza di seggi: 47 000 elettori allo sbando e oltre 3000 non hanno potuto votare;
– Gravi disparità nel conteggio dei risultati ovunque, in Francia metropolitana, come all’estero;
– Seggi elettorali misteriosamente evacuati in diversi Comuni durante l’orario di apertura;
– Decine di migliaia di persone radiate dalle liste senza alcuna spiegazione ( fino al 12% di loro in alcuni Comuni, allorquando molti avevano votato anche alle Primarie);
– ZERO schede bianche registrate in un Comune di oltre 300 000 elettori;
– Risultati annunciati ufficialmente prima ancora che chiudessero tutti i seggi elettorali ed a scrutinio non ultimato nelle maggiori città metropolitane, laddove si concentra il maggior numero della popolazione francese e laddove, altresì,  un scarto di 360 000 votanti fra i candidati avrebbe determinato l’elezione;
– Risultati definitivi non fissati alle 20,00, dopo la fine dello scrutinio;
– Numerosi voti registrati calano misteriosamente nei conteggi di scrutinio da un momento all’altro.
E’ chiaro come il sole, pertanto, che si sia deciso di privare gli elettori di sinistra di almeno uno dei candidati il prossimo 7 maggio.
La storia, quindi, sembra ripetersi fra quel che accadde il 21 aprile 2002 e quel che è accaduto il 23 aprile 2017, cioè ieri. Allora, nel 2002, un ragazzo andava in giro per le strade di Parigi con un cartello su cui c’era scritto « La France ne mérite pas ça » (La Francia non merita questo).
Oggi, purtroppo, l’alto tasso di “simpatie” per l’estrema destra è quantomeno traumatico ma, apparentemente, è stato ben digerito dal crescente numero di poveri e di disoccupati, buttati nel dimenticatoio dalla “sinistra” hollandiana e dai vari Valls (primo ministro) e Macron (ministro delle finanze oltre che “padre” della legge “El Khomri”).
Questa mattina, nel suo primo discorso elettorale, Emmanuel Macron ha dichiarato: “E’ arrivato il momento di cambiare pagina e di abbandonare la vecchia palude imbalsamata dei partiti di destra e di sinistra, quelli che in questi ultimi 30 anni non hanno fatto nulla per la nazione e per l’intero continente d’Europa”.
L’ex dirigente del vecchio partito comunista francese – Robert Hue – ha dato subito indicazione di voto a sostegno di Macron, distaccandosi dalle posizioni di Jean-Luc Mélenchon, da lui definito “un pericoloso massimalista, innamorato della realtà virtuale e di sé stesso, che ha scambiato la lotta politica per il palcoscenico di una rappresentazione di teatro surrealista”. Ennesima prova dello squallore morale e politico di Robert Hue – ex segretario del PCF – caduto da anni nel più assoluto anonimato per la sua totale inettitudine e per gli scandali finanziari che lo hanno coinvolto e che, nell’accomodarsi al seguito del “beniamino” di Hollande, di Jacques Attali e di Jean-Claude Junker, troverà senz’altro modo di confermare quanto valga lo specchio infranto di un corrotto che chiama al voto per la banca Rothschild, per la Troica e per l’Europa delle disuguaglianze .
La Francia di De Gaulle è morta. Quella dei diritti dell’uomo e del cittadino è in coma ed io non mi sento tanto bene.