G7: RENATO ACCORINTI, UN GIGANTE TRA I SETTE PICCOLI DELLA TERRA

DI LUCIO GIORDANO

Cosa resterà dell’inutile G7 di Taormina? Praticamente nulla, se non un paio di cose che andremo ad elencare alla fine. Iniziamo: Trump ha schivato abilmente uno dei temi principali in agenda, quello sul clima, facendo un passo indietro rispetto agli accordi del trattato di Parigi sottoscritti da Obama. Sei da una parte, uno dall’altra e , in pratica, addio energie rinnovabili. Quanto ai profughi, la linea comune è, senza tanti giri di parole: ognuno per sè e Dio per tutti. Inutile dunque che l’italia si illuda: Europa e Nord America non hanno nessuna intenzione di darci una mano a contenere il flusso migratorio. Con gli sbarchi toccherà vedercela da soli.

Si è parlato anche di terrorismo internazionale, a Taormina, l’unico argomento sensibile per l’impalpabile leader britannico Theresa May, preoccupata dei destini in patria, piuttosto che di quelli del mondo. Tanto che la sua è stata una toccata e fuga, giusto per fare presenza. Ma rispetto all’urgenza dell’argomento l’idea è che i cosiddetti sette grandi del mondo abbiano tutto da guadagnarci a vivere e farci vivere in  un clima di instabilità: il modo migliore, in pratica,  per allestire degli Stati di Polizia che fanno tanto comodo a chi comanda per  davvero. Quanto agli accordi commerciali, siamo al punto zero. Il bizzoso , stravagante ed irascibile presidente americano ha puntato tutte le sue carte per difendere il proprio orticello, consapevole che l’ex potenza numero uno al mondo non può più permettersi di fare concessioni in un mondo globalizzato, in cui la forza economica americana è ormai solo un pallido ricordo rispetto a quella di un recente passato.

Trump, insomma,  teme i suoi alleati  del mondo occidentale. Che poi, alleati per modo di dire. E proprio a Taormina si è scagliato contro la Merkel e il surplus commerciale tedesco: “La Germania è cattiva, molto cattiva”, pare abbia detto l’attuale inquilino della Casa Bianca, arrivando ad un passo dall’incidente diplomatico con la potenza teutonica. Una frase che fa capire, e lo fa capire alla perfezione, la tensione che si è impossessata degli Usa e di tutto il mondo occidentale. Il nervoso Trump, con i sondaggi a precipizio, deve tra l’altro risolvere seri problemi, ora che è rientrato in patria. Con il russiagate, in cui è implicato il genero Jared Kushner, il marito di sua figlia Ivanka, se non sarà impeachment nel giro di poche settimane, poco ci manca. Di sicuro la sua posizione si è decisamente indebolita. Stretto in una morsa, non avrà più la possibilità di muoversi a piacimento, come nelle  prime settimane del suo mandato. Il presidente americano, quindi,  è in libertà vigilata, almeno fino all’ elezione del nuovo congresso.  E meno male, infine,  che gli infiltrati dei servizi segreti di ogni latitudine, chiamati Black bloc, stavolta non sono riusciti a creare guai nella placida Taormina. Altrimenti, più che inutile, il g7 siciliano sarebbe stato disastroso.

Già, inutile.  A conti fatti, in effetti,  ha ancora senso un vertice annuale tra i sette grandi, quando come a Taormina non si è deciso niente di fondamentale per i destini del mondo? E ancora: se proprio ci si deve incontrare , in un pianeta che ha ormai  stravolto equilibri economici consolidati, perchè non invitare ufficialmente almeno altre quattro grandi nazioni come India, Cina, Russia ( espulsa nel 2014) e il gigante malato brasiliano? E’ un problema di democrazia, ha fatto capire Gentiloni in conferenza stampa. Già, la democrazia. Provate però a chiedere a qualunque giapponese se il governo  del reazionario  Shinzo Abe sia realmente democratico e sentite cosa vi risponderà. Di sicuro la democrazia nipponica  è ai livelli di quella  Cinese o russa, se non peggio.

Insomma, ripetiamo la domanda iniziale. Tutta da buttare questa due giorni siciliana? No. Si salvano di sicuro un paio di cose: la bellezza di Taormina, provincia di Messina,  con il suo Teatro Greco e i panorami mozzafiato: indiscutibilmente uno degli scenari più belli al mondo e su cui la Merkel e le multinazionali tedesche avranno ancora di più puntato gli occhi per  i loro consueti shopping a prezzi di saldo. E, least but not last, la presenza di Renato Accorinti,  un gigante tra i sette piccoli della terra. Il sindaco di Messina è stato l’unico, tra le autorità presenti, a dire e fare quello che sette miliardi  di persone nel mondo avrebbero voluto ascoltare dalle voci dei vari Abe, Macron, May. ” Trump, peace, not war” ha urlato Accorinti, rivolto  al bizzarro presidente degli Stati Uniti,  al termine del concerto della Filarmonica di Milano.

E con la sua maglietta nera con su scritto ‘Benvenuti migranti, siamo tutti migranti’, ha lanciato come di consueto ponti e non innalzato muri. “Il diritto per ogni persona in ogni parte del mondo a migrare in maniera sicura e con piena dignità e a vivere pienamente e liberamente la propria vita dovunque voglia “, ha spiegato il sindaco di Messina. Si ai ponti, no ai muri, dunque. Come i sette rappresentanti delle sette potenze mondiali stanno invece facendo da ormai dieci anni. Di sicuro uno come Accorinti riuscirebbe a dare un senso a vertici vuoti come il g7 di Taormina, a trovare soluzioni ai mille problemi che attanagliano il pianeta. Esattamente il contrario degli obiettivi in agenda dei sette grandi, che puntano al caos e alla competizione. Forse però è per questo che Accorinti è molto amato dai suoi concittadini messinesi. Lo è molto meno da chi comanda a Wall Street e alla City di Londra. Il motivo è semplice: lui sta dalla parte giusta del mondo. Loro no.

Pubblicato il: 28 Mag, 2017 @ 08:00