SUONA IL VIOLINO A MOSUL SFIDANDO I DIVIETI DELL’ISIS

DI GIACOMO MEINGATI
Il silenzio di Mosul lo avevano fatto le pallottole e le bombe.
Nessuno parla in faccia alla morte.
Il silenzio di Mosul lo avevano fatto le esplosioni, gli attentati e la guerra, le morti dei bambini, delle mamme, dei papà, e il crollo delle mura.
Nessuno parla in faccia alla morte.
Il silenzio di Mosul lo avevano fatto le torture.
Torture di civili, torture di bambini: frustrate coi cavi dell’elettricità, anfibi da soldato che pestano teste di dodicenni sulla sabbia, mozziconi di sigaretta spenti sui seni delle ragazze colpevoli di essere forse solo troppo belle.
Nessuno parla in faccia alla morte.
È per questo che le note di violino di Ameen Mokdad, che fendono l’aria di Mosul, sembrano avere già il peso del mito. La potenza di una spada.
Perché significano gridare in faccia alla morte niente di meno che la vita.
A suonare quelle poche note che bastano a scuotere i pochi curiosi ed il web, è come detto Ameen Mokdad, un musicista iracheno che vuole dare un segnale inequivocabile a tutti i terroristi e i fondamentalismi.
Dice Ameen: “voglio mandare un messaggio al mondo, contro tutte le ideologie che limitano la libertà.
La musica è una cosa bellissima e chiunque si opponga ad essa è una brutta persona.
La musica è sempre piaciuta a tutti, ma la gente era spaventata dall’Isis, ci siamo opposti a loro e abbiamo rischiato la vita per questo”.
L’Isis infatti aveva vietato la musica appena presa la città, nel 2014, perché considerata peccaminosa.
I miliziani entrarono nella casa del giovane e gli sequestrarono tutti gli strumenti.
Ora che la città è tornata sotto il controllo dell’esercito regolare, Ameen ha deciso di organizzare un concerto tra le rovine della moschea di Giona, un luogo caro sia ai musulmani che ai cristiani.
Pubblicizzando l’evento tramite i social network, è riuscito ad attirare alcuni curiosi.
Mentre Ameen suona, come dimostrano i diversi video online della sua esibizione, ci sono in sottofondo, come un basso continuo, gli spari e le raffiche dei mitra a testimonianza di uno scontro tra esercito regolare e miliziani ancora in atto, che però non riesce a piegare in alcun modo il suono del violino di Ameen Mokdad.