VIAGGIO ALL’INFERNO ANDATA E RITORNO.

DI MARGHERITA LANZIROTTI
La prima volta che sono partita per lavoro ero in preda ad un misto di euforia e paura, andare fuori dall’Italia, da sola, non era una cosa di tutti i giorni e per tutti.
Ines l’avevo conosciuta all’agenzia, era dolce e carina, mora magrissima e tristissima, ci siamo rimaste simpatiche subito.
All’epoca studiavo, nel mio trolley avevo i miei libri.
Ci siamo imbarcate insieme, eravamo terrorizzate dell’aereo, eravamo una strana coppia io, non avevamo affatto l’aspetto di modelle, io sembravo una bacchettona seriosa e antipatica e Ines una bambolina dolce e sperduta, si appoggiava a me per tutto, mi piaceva, era la sorella che non avevo mai avuto.
Parlava di un amore che prima o poi sarebbe arrivato e che l’avrebbe portata via. Io non ci pensavo mai, stavo bene da sola.
Ero diventata orfana troppo presto, troppe cose da fare per pensare a simili leggiadrie.
Quando siamo arrivate, c’era il boy dell’agenzia che ci ha scortate all’albergo.
Se sei alta magra e belloccia si girano tutti, ci ho fatto il callo, alla fine non ci fai piu caso. Anzi ogni volta che qualcuno ti si avvicina pensi sempre se è attratto dalla tua personalità o dalle tue gambe, e finisci per abituarti pure all’inevitabile leggeresse della cosa.
Il mio giorno più bello lo ricordo annebbiato, rivedo mio padre che mi prendeva sempre in braccio quando tornava la sera, certo una banalità stile americana, nulla di nuovo , ma per me era la bellezza della vita, un appuntamento atteso per concludere la giornata, contornata dalle stesse domande e dalle stesse risposte, ma c’era tutto l’amore di un genitore e di un figlio, in fondo qual’è l’essenza della vita?
Queste immagini incollate come catrame nella mia mente, mi hanno accompagnata per sempre, negli anni successivi alla sua morte.
Erano il mio elisir di sopravvivenza.
Ines aveva già aperto le sue valige e con meticolosità snervante appendeva le sue poche cose, eravamo attese a cena dall’agente. Svogliatamente cominciai a fare le sue stesse cose. Dovevo studiare, non volevo scendere.
Ines era eccitata, vedeva questa nuova campagna pubblicitaria, una svolta alla sua carriera, io la smontavo subito, c’era troppa concorrenza e noi non conoscevamo grandi nomi.
Quando sei bella e sai di esserlo, due sono le cose che succedono: o diventi fragile o diventi dura.
La mia amica era fragile.. io un pò meno.
Studiai tutto il pomeriggio non ascoltando le imprecazioni di Ines sullo smalto passato male o le sue gambe storte, non era vero, e sul suo vestito datato che le stava male, non era vero neanche questo.
L’ultima mezz’ora mi alzai, mi feci una doccia, i capelli senza una piega, mi misi un tubino blu, ballerine, non mi truccai e scesi con lei che era bellissima.
Quando entrammo nel ristorante, sapevo che lo sguardo di tutti i presenti sarebbero passati prima su Ines ,bellissima bambolina di porcellana con occhi a mandorla, e poi su di me stranissima donna per nulla una modella, ma con quel certo non so che.
E’ proprio quel certo non so che, quella mia aria svagata, quello sguardo indifferente, il mio muso senza sorriso che mi hanno portato a dovermi guardare le spalle…