LA PARABOLA POLITICA DI GIANFRANCO FINI

DI FLAVIA PERINA

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Post per gli amici miei – Enzo, Peppe, Max e tutti gli altri – e pure per quelli di “Parlaci di Montecarlo”. Sì ho visto Fini, sì pure io sono rimasta stupita, senza peraltro contorcermi più di tanto. All’epoca dei fatti ero parlamentare e dovevo scegliere su alcune cose tipo Ruby nipote di Mubarak o l’agonia di Eluana o le ronde, o dove collocare me medesima rispetto all’immissione in lista di igieniste dentali e ragazze Calippo, o come fare un giornale che non si limitasse a dire “viva Lui”. Scelsi bene, scegliemmo tutti bene, tantoché ci ritrovammo insieme in una delle rare stagioni politiche dove è successo qualcosa di nuovo, che ci vedeva in testa alla fila e non semplici sherpa di interessi e progetti altrui. E’ andata male. Fini ha commesso errori politici grandi di cui gli è arrivato un puntuale conto. Altri hanno fatto una fine da burletta dopo aver avvelenato i pozzi fino a renderli imbevibili. Ma tutti noi – noi amici, intendo – ne siamo usciti a testa altissima, con una reputazione di coraggio e serietà non discutibile, e alla fine va bene così (anche perché ‘sta dipendenza psicologica dal leader nessuno di noi l’ha mai avuta).

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