L’AUTISMO DI MIO FIGLIO MI HA INSEGNATO A TRASFORMARE L’IO IN NOI

DI SABRINA PARAVICINI

Sono otto anni che mio figlio lavora quasi ogni giorno, dopo la scuola, per fare terapia, da quando ne aveva tre, mentre lo scrivo mi rendo conto che finalmente non parlo più alla prima persona plurale, prima era:
“noi andiamo a terapia” “noi facciamo terapia” mancava solo che dicessi “noi abbiamo la sindrome autistica” anche se nella mia testa era così.
Noi. Io e Nino siamo sempre stati NOI.
Da qualche tempo siamo io e Nino, anzi Nino ed io.
Siamo compagni di vita, compagni di viaggio, compagni di avventura e di qualche disavventura.
Cosa mi ha insegnato la sindrome autistica? Che la diversità è meravigliosa, che la diversità è solo negli occhi di chi guarda (male).
Che la vita è un’avventura e non una corsa.
E’ una sfida e non una gara.
Che essere genitori significa amare incondizionatamente, accettare le fragilità dei figli, soprattutto quelle.
Significa per me non avere nessuna aspettativa su mio figlio, anzi aspetto solo di riconoscere piano piano le sue qualità e i sui talenti che sbocciano ogni giorno. Con amore, passione, comprensione, pazienza.
Ecco mio figlio mi ha insegnato la pazienza, la lungimiranza, la compassione e la comprensione.
Mi ha insegnato a riscoprire il valore della verità, perché lui le bugie non è in grado di dirle, i bambini autistici non sanno mentire, non è contemplato nella loro identità, nel loro Dna.
Mio figlio, la sua sindrome, mi hanno insegnato la speranza.
Una cosa che da anni avevo perso.
Quando nella tua vita entra di nuovo la speranza è solo luce, luce continua dritta davanti a te. E per me che sono stata al buio troppi anni è stato un piccolo miracolo.