ALITALIA ANDRA’ IN PASTO ALLE COMPAGNIE LOW COAST?

DI ANTONIO SERAFINI

https://alganews.wordpress.com/
La vicenda Alitalia, da diversi giorni, è piombata sulla scena della politica e dell’informazione nazionale. Tutti i giornali se ne sono occupati e continuano a farlo.
Forse ora è il caso di andare oltre la scelta nazionalizzazione/fallimento. Anche perché di nazionalizzare non è ormai per niente il caso: si tratterebbe solo di nazionalizzare debiti, come se ce ne fosse bisogno; e il fallimento sembra il destino amaro della ex Compagnia di bandiera, con tutto il carico di dramma economico e sociale che ne deriva.
Ma se ci fermiamo a pensare ai drammi del fallimento, non cogliamo comunque il senso profondo e il segnale inquietante della vicenda: per quanto possa essere doloroso nell’immediato per l’Italia e per le persone coinvolte, a breve il colpo potrà essere assorbito dal sistema. Anzi, la “fine” di Alitalia comporterà la liberazione degli slot (finestre temporali di decollo e atterraggio in ogni aeroporto) che ora non vengono utilizzati. Quelle finestre temporali saranno assegnate a vettori in grado di volare con profitto. Ciò porterà ossigeno nuovo al sistema del trasporto aereo in Italia. In sé e per sé potrebbe essere anche un bene.
Il problema però è un altro: la scomparsa di un vettore forte, con una governance congegnata in modo tale da consentire al Governo di portare avanti un minimo di politica industriale, consegnerebbe il trasporto aereo in Italia allo strapotere delle compagnie Low Cost. Si tratta, come tutti sanno, di soggetti nuovi della scena, figli della globalizzazione e delle nuove regole dell’economia europea e mondiale. Soggetti che agiscono – e ne hanno il pieno diritto – guidati dal puro scopo di profitto. Profitto, ripetiamolo, lecito. Ma è noto che oggi la scelta di una Compagnia low cost di fare base in questo o quell’aeroporto, determina il destino degli aeroporti coinvolti: prosperità o fallimento. Ci sono già dei casi concreti.
Se le Low Cost restano le sole padrone della scena aeroportuale italiana, a farne le spese sarà soprattutto l’infrastruttura nazionale del trasporto. Questa infrastruttura è composta dall’insieme di strade, ferrovie, porti e aeroporti. Solo un efficace coordinamento tra i vari componenti può fare un’infrastruttura. Altrimenti è solo caos.   E se si lascia il destino di ogni singolo aeroporto alle scelte “personali” e alle strategie industriali delle Compagnie Low Cost, si rischia il caos. Per esempio, se si decide di collegare con treni veloci un certo aeroporto e poi questo viene abbandonato dalla Low Cost che vi aveva fatto base, è l’intero investimento che va in fumo: caos in politica economica significa impoverimento e marginalizzazione.