GENTILONI METTE SOROS IN VETRINA, MA NON CI SPIEGA PERCHE’: AZZARDIAMO UN’IPOTESI

DI ALBERTO TAROZZI
Gentiloni incontra Soros, il superfinanziere attempato fan delle guerre umanitarie nell’ex Jugoslavia, che non si è troppo accalorato nel distinguersi da quei non violenti ucraini responsabili della strage dei sindacalisti di Odessa.
Uno che ha fatto affari destabilizzando le economie dell’occidente, Italia compresa, ma più ancora dei paesi ex socialisti, per allontanarli dall’orbita dell’orso russo e lasciare libera circolazione al capitalismo finanziario.
Uomo di potere e il potere si mantiene con la forza, ma anche con un tanto di consenso. Il consenso Soros se lo guadagna in chi si occupa di diritti umani di migranti e minoranze etniche più che di diritti sociali: affinità elettive in Italia, su questo terreno, soprattutto coi radicali.
In discussione se finanzi anche qualche ong che si occupa delle traversate dei profughi nel canale di Sicilia, oggi sotto tiro da parte di un giudice che esterna prima di dimostrare. Le destre insinuano macrostrategie volte alla contaminazione della nostra identità. Un portavoce di Soros dice di ammirare il lavoro delle ong ma che la loro fondazione (Open society) non finanzia Msf e Moas.
Gentiloni lo riceve e le destre gongolano. Cosa c’è di meglio che prendere di mira il governo per i contatti con un personaggio dal dubbio profilo, che però appare di sinistra sul terreno che vede Lega e Fdi battersi per le priorità dell’etnia italica. Tra l’altro è ebreo, anche se su questo punto Soros, che non manca di autoironia, giocò a suo tempo di anticipo, precisando che il suo successo creerebbe invidie e odi e che pertanto considera sè stesso fonte di antisemitismo.
Anche Grillo si scatena. Lui non è xenofobo, ma vorrebbe sapere le ragioni del fugace incontro, su cui il nostro governo non è prodigo di notizie o per meglio dire, non proferisce verbo.
Accordo Soros Gentiloni sui profughi? Oppure, è una voce che circola, sulla vendita dei beni italici (Alitalia? Montepaschi?) a questo 87enne rampante?
Dice Grillo che la visita di Soros al nostro premier sarebbe stata scoperta occasionalmente. Ma forse non ci crede nemmeno lui.
Se Soros e Gentiloni avessero voluto fare le cose di nascosto l’avrebbero fatto senza problemi.
E’ evidente il paradosso tra l’avere dato implicita pubblicità all’incontro e l’averne nascosto i contenuti.
La nostra ipotesi è dunque che si tratti di una strategia mediatica concordata e di reciproco beneficio (per Soros e Gentiloni).
Soros garantirebbe, col suo solo apparire a Palazzo Chigi, alle ong a lui più vicine, che il governo italiano riserverà loro qualche dovuto riguardo ricavandone gratitudine.
Gentiloni porterebbe a casa l’immagine di un governo che riesce ancora a interessare importantissimi uomini d’affari stranieri all’acquisto dei nostri prodotti.
Un marketing quanto mai opportuno, tenuto conto che ci resta da vendere roba da poco. Alitalia e Montepaschi non sono più gioielli di famiglia, ma chincagleria da rigattiere. Poter lasciare intendere che Soros se ne interessa ne alzerebbe il prezzo.
Quel che conta è l’immagine di entrambi. il fumo è tutto. L’arrosto è poca cosa.
Solo un’ipotesi. Aspettiamo smentite.