ASSE GERMANIA FRANCIA IN EUROPA: CI SARÁ UN POSTO A TAVOLA PER L’ITALIA?

DI ALBERTO TAROZZI
Nei giorni passati era molto gettonata sui media, social inclusi, la domanda “Se fossi francese chi voteresti?”. Una domanda posta male, con tutto il corredo di considerazioni sulle propensioni ideologico-politiche dei candidati sulle quali c’era gente pronta a sfidarsi a duello: la Le Pen, fascista o solo populista? Macron, neoliberista oppure liberista senza nei o addirittura liberale?
Il punto era invece che l’essere francese di origine maghrebine, abitante nelle periferie, poteva solo voler dire vedere la Le Pen con terrore. Essere un operaio disoccupato delle regioni del Nord significava sussultare di paura per ogni sparata antisindacale di Macron.
Le cose sono andate come sappiamo e soltanto adesso emerge la domanda che, come italiani, sarebbe stato naturale porci con maggiore frequenza fin dagli inizi della campagna elettorale. “Che ne sarà di noi italiani in Europa adesso?”. In effetti la prima cosa che lo staff di Macron si è premurato di anticipare, a vittoria conseguita, è che il primo contatto internazionale avverrà con Angela. In parallelo lo staff della cancelliera ha sottolineato come la vittoria di Macron rinsalderà l’accordo che vede Berlino e Parigi come coppia al comando in quel di Bruxelles.
Se così e solo così fosse, saremmo predestinati a ricalcare gli scenari del passato: Berlino detta la linea, Parigi la segue e la sostiene, con la fedeltà di un maggiordomo (vedi Sarkozy ma, con piccole licenze, pure Hollande); i francesi ottengono in cambio sforamenti del tetto debito/pil senza nemmeno dover concertare il quanto e il perché. Noi restiamo alla finestra a prendere le ultime boccate d’aria che la Presidenza di Draghi ci vorrà concedere.
Tutto ovvio, considerando che Macron trasuda libero mercato e profumo di banche ogni volta che si muove e che quindi la dottrina dell’austerity a geometria variabile, per gli amici e invece per i conoscenti di serie B, ci dovrebbe penalizzare quanto e più di prima.
Ma le cose andranno così? Probabile, ma non inevitabile.
In primo luogo alle prossime elezioni politiche per Macron potrebbero emergere difficoltà e Monsieur le Président dovrebbe così governare mediando con chi non la pensa come lui. Ma d’altra parte anche l’accoppiata al comando a Bruxelles, già squilibrata a favore di Berlino, potrebbe squilibrarsi ancora di più e diventare per Macron una trappola.
La Merkel si è infatti rafforzata. A ogni elezione regionale il pericolo Schulz (leggi sorpasso Spd) pare attenuarsi; l’economia della nazione si consolida, grazie anche alla violazione sistematica delle prescrizioni della Bce che vedono la Germania contenere la domanda interna a danno delle economie altrui; sul piano internazionale Angela agisce ormai in proprio e interloquisce con Trump come con Putin, come con Erdogan a proposito del corridoio balcanico, senza bisogno di sentire l’opinione dei partner, francesi inclusi.
Vuoi vedere che, non avendo più nessun servizio da chiedere al maggiordomo, finirà col licenziarlo e finirà di concedergli quei favori, come lo sforamento di norme cogenti per gli altri, che avevano finora costituito fonte di privilegio?
Per Macron la festa potrebbe essere finita prima di cominciare e allora potrebbe anche aver bisogno di rivolgersi altrove, magari al sud, per farsi portavoce di un Europa del Mediterraneo, più attenta agli investimenti che al deficit. A essere ottimisti qualche cenno del genere esiste anche nel suo programma di governo, dove a dire il vero c’è di tutto e di più.
Non è che il soggetto abbia fin qui dimostrato doti carismatiche che lo possano suggerire come uomo nuovo di un’Europa diversa, ma se fosse messo in difficoltà non si può escludere che possa sfoderare capacità latenti. In fondo, la grandeur che ogni Presidente d’oltralpe tende a perseguire, potrebbe anche configurarsi con qualcosa che va nella direzione dei nostri interessi.
Non ci resta che sperare, mentre le previsioni per i prossimi mesi, relative al sistema economico finanziario dell’Italia, volgono al temporalesco. Un posto a tavola in più per noi non ci farebbe male.