SIA BEN CHIARO: LA POVERTA’ NON E’ UNA COLPA

DI MARTA ECCA

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Ieri notte mi sono addormentata con le parole di Ken Loach, intervistato da Gad Lerner.

“La povertà è sempre stata vista come una colpa e c’è un motivo ideologico, la povertà deve essere vista così dal povero.
La disoccupazione è colpa del disoccupato perché, se la povertà non è una sua colpa, vuol dire che c’è qualcosa di sbagliato nel sistema che lo rende povero.
Se qualcosa è sbagliato nel sistema lui potrebbe pensare di cambiarlo e i potenti non vogliono questo, vogliono che tu porti il peso della tua condizione perché se non è colpa tua, è colpa della politica.”

Sono parole utili a spiegare il cammino intrapreso da una certa politica di Governo europea e nazionale che introduce disuguaglianze formali e sbatte in faccia quelle sostanziali in nome di sicurezza e decoro.

Politica la cui volontà è che gli ultimi portino il peso della loro condizione.
Che poi è quella condizione che, sempre ieri, ha portato al suicidio di un richiedente asilo, a Milano.
Uno degli ultimi, uno fra tanti che dopo esser sopravvissuto al mare, non ha retto il peso della spietata condanna alla marginalità sociale.

Una condanna che non fa distinguo etnico, chi oggi è primo potrebbe essere ultimo domani.

Ecco perché la battaglia per il rispetto dei diritti riguarda tutti, anche chi ritiene di non esser coinvolto dal mancato riconoscimento degli stessi.
Quando l’asticella si abbassa per uno, si può abbassare per chiunque.
Ed è un’asticella che se ne frega del colore della pelle, distrazione per i nostri occhi.

Ma ognuno vive dentro ai suoi egoismi dimenticando che, alla fine, “tutti avremo due metri di terreno”.