QUANDO TRE VITE MUOIONO BRUCIATE VIVE DA QUALCUNO VENGONO MENO ANCHE LE PAROLE

DI MARIA PIA DE NOIA

Quando tre vite umane muoiono bruciate vive, perché qualcuno ha voluto così, vengono meno anche le parole. Ti passa la voglia pure di fare riflessioni che possano avere il vago sapore di strumentalizzazione politica. Però quando tre vite umane muoiono bruciate vive non ci si può voltare dall’altra parte, far finta di niente. Come se queste morti, chiunque sia il responsabile diretto, qualunque sia il movente, non fossero conseguenza anche di un clima, di una propaganda che incita all’odio, alla discriminazione, alla violenza. Non da oggi ma da tanto, troppo tempo.
Quando più volte abbiamo detto che con troppa disinvoltura si è accettato che nei luoghi istituzionali, in TV, in ogni dove si gridasse “ruspa”, non era un parlare a vanvera da “buonisti”. Non era eccesso di allarmismo.
Era la consapevolezza che quella minaccia – con troppa superficialità ridotta a “linguaggio colorito” – prefigurasse proprio questo scenario: passare sopra la vita di esseri umani. Eppure quando abbiamo denunciato la violenza di quel “passare sopra” c’è stato perfino chi si è appellato alla libertà di opinione o al democratico diritto di rappresentanza politica di chi ha una visione di mondo costruita sull’odio. Quando si sottovaluta troppo, quando si semplifica troppo, quando si giustifica troppo poi succede che il passo dalla narrazione colorita alla realtà cruenta è breve. Brevissimo.
Allora quando tre vite umane muoiono bruciate vive, qualcuno deve rispondere di questo clima. Chi lo alimentato e chi lo ha sottovalutato. Chi ha incitato e chi ha sfruttato il “linguaggio colorito” per qualche punto di audience o per un pugno di voti.

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