MORTI IN VENEZUELA, AMERICA LATINA: ATTENZIONE, "I MEDIA MENTONO", PRELUDIO DI UN GOLPE POSSIBILE

DI ALBERTO TAROZZI
Neoliberismo all’attacco in America latina, ad abbattere la stagione del socialismo bolivariano e a mostrare il volto feroce di un far politica che si ricorda dei diritti umani secondo il vento che tira.
Messico immune dal bolivarismo, una buona ragione per mettere in ultima pagina i crimini del narcotraffico locale contro i giornalisti indipendenti. 7 morti da inizio anno, più 11 nel 2016, ma tutto tace.
Argentina con le destre al potere: una buona occasione per una spruzzata di negazionismo sul numero dei deparecidos degli anni dei colonnelli e per derubricare a delitti comuni, da delitti contro l’umanità, con conseguente riduzione della pena, i crimini e la repressione degli anni più bui. Sui media, ad eccezione del Manifesto, il velo dell’oblio.
Ma è il Venezuela a tenere banco. Lì ci sono scontri di piazza, si spara e si uccide, il governo autoritario di Maduro, che si ispira al defunto Presidente Chavez e al bolivarismo, ne porta una buona parte di responsabilità politica, con la sua incapacità nel sostenere una difficile situazione economica non del tutto a lui addebitabile; con proposte di Assemblee costituente che sembrano fatte apposta per aumentare il numero degli oppositori. E allora la stampa embedded internazionale si scatena.
I morti, al momento 47, deceduti nel corso delle manifestazioni, gli vengono addebitati al 100%; non si tiene conto degli assassini dello squadrismo di destra, nonostante che uno degli assassinati appaia nelle foto con la bandiera cubana sullo sfondo; non si tiene conto delle donne assassinate perché favorevoli al governo e nemmeno della parte politica cui apparteneva un giovane cileno; neppure si conteggiano, in una lista a parte, le numerose vittime uccise durante gli assalti ai forni in tempo di carestia.
Della politica vaticana si accenna per una strategia di mediazione infruttuosa, senza fare cenno al boycottaggio della curia locale schierata a destra.
Non si tratta di stare pregiudizialmente dalla parte di un governo cui va fatto carico di gravi colpe. Si tratta di fiutare l’aria e, a partire dall’unanimismo censorio dei media, temere il peggio. Vale a dire un intervento militare golpista esterno o comunque pesantemente sostenuto dall’esterno, che rinverdisca i tempi truci del colonialismo e al quale un’informazione appiattita sugli interessi statunitensi fa da battistrada.