MARCO LEONARDI: IL COMMISSARIO MALTESE COME GIOVANNI FALCONE E PAOLO BORSELLINO

DI MARIA ANTONIETTA NOCITRA
Marco Leonardi nasce in Australia  ma rientra in Italia e si ritrova ad iniziare la carriera di attore sin da piccolissimo. Recita a tredici anni in “La sposa era bellissima”, di Pal Gabor, poi “Ultimo minuto” di Pupi Avati, “Il coraggio di parlare” di Leandro Castellani, “Ciao mà” di Giandomenico Curi.  Interpreta il protagonista adolescente del film premio Oscar di Giuseppe TornatoreNuovo Cinema Paradiso” del 1988 e questo gli apre le porte del cinema in America. Viene notato da Alfonso Arau che gli da la parte di protagonista nel film “Come l’acqua per il cioccolato”. Gira”La ribelle” e “Le buttane” di Aurelio Grimaldi. “Viva San Isidro” di Alessandro Cappelletti e “La sindrome di Stendhal” di Dario Argento, “Una vacanza all‘inferno” con F. Murray Abraham e “La frontiera” con Raoul Bova e Giancarlo Giannini. Poi “Dal tramonto all’alba 3”, il prequel del celebre film di Tarantino e di nuovo con Pupi Avati in “I cavalieri che fecero l’impresa”. Lavora nel documentario di Marco Risi “Maradona la mano di Dio”. Poi “Anime Nere” di Francesco Nunzi e “Ustica” di Renzo Martinelli. Anche varie varie fiction televisive italiane importanti nella sua carriera, tra esse “Elisa di Rivombrosa”, “Don Matteo”, “Il capo dei capi”, “Squadra antimafia”, “Il tredicesimo Apostolo”.
Ha recitato ultimamente in “Maltese-il romanzo del Commissario” di Gianluca Maria Tavarelli.
  1. Sei stato uno della squadra del commissario Maltese della fiction “Maltese: romanzo di un commissario”, grande successo di Rai 1 di questa stagione. Ancora un personaggio siciliano dopo “Nuovo Cinema Paradiso” di Tornatore. Chi è Cesare Millocca, detto “U’ Normannu”?                                         – E’ un uomo pronto, deciso, trascinatore. E’ il responsabile della catturandi. Come gli altri della squadra Ernesto Lo Giudice, U‘ Cunigghiu” interpretato da Rosario Terranova, Lucio De Falco, U’ Chiovu, interpretato da Alessandro Schiavo, e Saverio Mandarà, braccio destro di Maltese, interpretato da Antonio Milo. Affianchiamo il Commissario Maltese nella lotta alla criminalità organizzata. Il tutto rafforzati dal dolore della perdita del precedente commissario, Gianni Peralta, interpretato da Claudio Castrogiovanni, amico fraterno di Maltese. Cesare Millocca, come del resto tutti gli altri della squadra è’ un uomo normale, non un supereroe. Non è un personaggio da Action Movie ma un poliziotto come tanti poliziotti.
  2.  Come avete fatto a creare questa sinergia, questa complicità che va oltre una prova di recitazione? – Per nostro volere abbiamo voluto estendere la nostra amicizia non solo alla fiction ma anche alla realtà. Fuori dalle scene, infatti, cercavamo di trascorrere più tempo possibile insieme uniti da quei tipici gesti, come una semplice pacca sulla spalla, che danno un senso maggiore alla confidenza e alla conoscenza. Questo ha contribuito ad aggiungere sfumature molto realistiche alla fiction. Un legame speciale tra attori che raccontano storie di uomini veri che hanno perso la vita in passato e che la rischiano tutti i giorni come i poliziotti.
  3. Inevitabile il raffronto con altre fiction campioni di ascolti come “Il Commissario Montalbano” e “La mafia uccide solo d’estate”. Quali le similitudini e quali le differenze?                                                                          – Potrei dire che, al di là del contesto di sfondo come la criminalità organizzata e la bellissima terra di Sicilia, Maltese sia un prodotto differente dai due precedenti. Intanto il periodo che rappresenta è quello degli anni ’70, quando la parola Mafia era ancora pronunciata quasi con “pudore”. Hanno contribuito a sottolineare quel periodo sospeso tra contestazioni e terrorismo la particolare fotografia di Marco Pieroni, che richiama alle nostre vecchie foto ingiallite di quegli anni. Ma anche i costumi di scena e le auto d’epoca. Le musiche rock con quei bellissimi riff della colonna sonora firmata da Ralf Hildenbeutel sono state anch’esse scelte appositamente. In più ci sono ritmi meno concitati, più meditati. E una malinconia di fondo che si riflette molto bene anche nello sguardo di Maltese-Kim Rossi Stuart. Il suo modo di guardare al mondo. Una caratteristica che richiama molto la sicilianità.
  4. Come ti ha guidato nel personaggio Gianluca Maria Tavarelli, regista della fiction?                                             – Era sempre pronto ad ascoltare anche le nostre opinioni. E’ stato molto bello lavorare con lui perché c’era un dialogo continuo. Questa costanza nel comunicare ci ha giovato molto. Gianluca è una persona molto attenta, bilanciata e fortemente empatica. Il nostro legame è continuato anche fuori dal set. Abbiamo visto le prime due puntate di Maltese insieme.
  5. La scelta di ambientare la fiction nella città di Trapani, con lo sfondo delle isole Egadi, delle saline di Mozia e di San Teodoro di Marsala ha contribuito al tessuto della trama?                                                                    – C’è tutta l’interiorità dei personaggi di Maltese riflessa nei canali delle saline, nel mare che si infrange impetuoso. Tratti di costa frastagliati e ruvidi amplificati dalle riprese dei droni. Poi l’accostamento dei palazzi bianchi trapanesi si sposa perfettamente con la fotografia.
  6. I produttori, Rai FictionPalomar di Carlo Degli Esposti, hanno definito Maltese un omaggio alla Piovra, storico sceneggiato degli anni ’80. Ci sono tratti in comune tra il Commissario Cattani della Piovra e il Commissario Maltese?                                                                                                                                                            – La Piovra ha fatto la storia degli sceneggiati legati alla Mafia. E’ stata un’apripista del filone. Seguitissima ed amata. Entrambi sono due personaggi molto reali, umani, nel bene e nel male. Caratterizzati proprio dalle loro contraddizioni. Forse quello che accomuna Cattani e Maltese è quel senso di smarrimento, quel senso di abbandono nel doversi misurare a combattere soli contro una società collusa e sporca. Anche il padre di Maltese ad un certo punto si era ritrovato solo. Dario Maltese erediterà quella solitudine del padre.
  7. Quello che dici ricorda molto una sensazione che spesso descrivevano due grandi come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il 23 maggio è l’anniversario della strage di Capaci. La sensazione di solitudine con cui hanno dovuto misurarsi questi grandi uomini alla fine pensi abbia portato a qualcosa di importante?                                                                                                                                                                                 – Direi proprio di si. Se ripenso a loro mi viene la pelle d’oca. Ritengo che storicamente ci abbiano lasciato molto più che il ricordo del maxi processo. Quello faceva parte del loro lavoro. La loro eredità è quella di aver cambiato le coscienze, di aver modificato la percezione della società nei confronti della mafia. E se dopo 25 anni 6.000 e più ragazzi il 23 maggio manifestano per la Giornata della Legalità significa che la loro sofferenza e la loro solitudine hanno prodotto qualcosa di immenso che sarà ricordato per sempre.
  8. Dopo tanti ruoli drammatici potremo aspettarci di vederti recitare in una commedia?                                        – Mi piacerebbe molto. Anzi, chi mi conosce in realtà dice che sono molto spiritoso. Per cui me lo auguro.