LUCI E OMBRE SUL PRESIDENTE IRANIANO HASSAN ROUHANI

DI ROSSELLA ASSANTI

Hassan Rouhani, rieletto per la seconda volta Presidente dell’Iran, viene visto dall’Occidente come l’uomo in grado di cambiarne il volto, di liberarlo da embarghi e catene che cingono e hanno cinto la Nazione. “Il riformatore” viene definito dall’opinione pubblical
Insieme ad Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, presidente dell’Iran per due mandati dal 1989 al 1997, Rouhani ha militato nella resistenza contro lo scià Reza Pahlavi, anni in cui è stato arrestato e torturato, vivendo poi in prima linea i giorni della Rivoluzione Islamica del 1979 guidata dall’ayatollah Ruhollah Mosavi Khomeini. Proprio per la stretta vicinanza a quest’ultimo, Rouhani è stato più volte incarcerato.
Tuttavia con il rovesciamento dello Scià dagli anni ’90 in poi inizia la sua ascesa politica. Dal 1999 è la membership nell’Assemblea di Esperti, composta da 86 membri religiosi, che hanno il compito di eleggere a loro volta la Guida Suprema, la figura più importante della Repubblica Islamica.
Entra in carica presidenziale nel 2013, cercando di portare avanti. Una politica d’apertura con l’Occidente e l’Asia. Questa politica filo occidentale è arrivata al culmine nel 2015, anno in cui il Governo Rouhani, dopo 21 mesi di trattative, ha trovato un’intesa sul progetto nucleare con i ʹ5+1ʹ, proponendo un accordo siglato tra Iran e i membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU con potere di veto (Regno Unito, Francia, Stati Uniti, Russia e Cina) più la Germania.
Una crepa che si apre nella politica e nelle promesse portate avanti da Rouhani è la famigerata “crescita economica” che tarda a venire creando grandi squarci fra due ceti sociali.
Tuttavia le ombre che si celano dietro le grandi cariche ricevute e i grandi incarichi ricoperti, tendono ad essere nascoste dalla luce accecante dei riflettori occidentali. Un rapporto di Human Rights Watch, però, parla chiaro denunciando l’aumento delle esecuzioni capitali durante il mandato di Rouhani e non solo: “Le forze di sicurezza governative hanno continuato a molestare, interrogare e detenere centinaia di attivisti, difensori dei diritti umani, giornalisti e membri di minoranze etniche e religiose. La magistratura ha ripetutamente emesso pene detentive lunghe e ordini di esecuzioni emesse ad un ritmo allarmante. Temendo dure critiche, Rouhani ha dilagato promesse, durante le campagne elettorali, di maggiore difesa dei diritti umani.”
Mohsen Hamzeian, medico e attivista per la tutela dei diritti dell’uomo in Iran, presidente dell’associazione “Unione per la Democrazia in Iran”, ci ha rilasciato qualche testimonianza: «Il regime di Rouhani ha vinto ingannando tutti, compresi giovani in cerca di un male minore. L’Ayatollah Khamenei ha ingegnato le elezioni cercando di salvaguardare la Repubblica Islamica, ci si dimentica però che l’attuale formazione politica in Iran non ha alcuna affinità con la Repubblica in quanto il “Presidente della Repubblica” obbedisce e deve obbedire comunque alla Fetwa. Ciò è previsto dalla Carta Costituzionale del regime. Rouhani aveva il compito di sedurre il popolo e ci è riuscito perfettamente. Il popolo iraniano ha votato la cornice felice( politica estera) di una fotografia che fa piangere milioni di iraniani che non hanno votato la continuazione del regime.»
E’ necessario, dunque, accendere i riflettori là dove le ombre nascondono in silenzio violazioni inaudite dei diritti umani.