LE VOCI DI BILANCIO DEI PRINCIPALI GRUPPI EDITORIALI E IL SOLE 24ORE

DI NICOLA BORZI

https://alganews.wordpress.com/

Dopo la prima del 24 maggio, dedicata alla voce “costi per servizi”, questa seconda analisi dei bilanci (consolidati) per tutti gli esercizi dal 2006 al 2016 delle principali società editoriali quotate italiane (Rcs, L’Espresso, Gruppo 24 Ore, Caltagirone Editore, Monrif), si focalizza sul costo del lavoro.
Ho riclassificato gli ultimi 11 esercizi di ciascun gruppo evidenziando alcune voci di bilancio:
– ricavi totali
– costi totali
– costo del lavoro
Per ciascun esercizio e ciascun gruppo editoriale quotato ho calcolato i ratio percentuali di queste voci di bilancio:
A – COSTI TOTALI su RICAVI TOTALI
B – COSTO DEL LAVORO su COSTI TOTALI
C – COSTO DEL LAVORO su RICAVI TOTALI
Ho poi calcolato la somma di queste voci e la media di questi ratio per i gruppi Rcs, L’Espresso, Caltagirone Editore e Monrif.
Ho esaminato la media dei ratio dei concorrenti a confronto con gli stessi ratio del Gruppo 24 Ore, esercizio dopo esercizio.
Quello che emerge è molto interessante:
il ratio del costo del lavoro del gruppo 24 Ore, negli 11 esercizi esaminati, NON È SEMPRE superiore ai ratio medi dei costi dei concorrenti: in due esercizi, il 2013 e il 2013, è inferiore (-2,09% nel 2013 e -4,17% nel 2015).
Nella media su 11 esercizi esaminati (2006/2016), il ratio di costo del lavoro del Gruppo 24 Ore è superiori a quelli medi dei concorrenti di questi valori percentuali:
costo del lavoro su costi totali +2,88%
costi totali su ricavi +6,88%
costo del lavoro su ricavi +4,91%
Dunque, se il costo del lavoro del Gruppo 24 Ore fosse allineato a quelli medi dei concorrenti, il risparmio sarebbe stato di 237,08 milioni in 11 (UNDICI) esercizi: il risparmio medio per esercizio sarebbe stato di 21,55 milioni. Rispetto a un costo medio del lavoro per esercizio, tra il 2006 e il 2016, di 149,474 milioni, allineare il costo del lavoro del Gruppo 24 Ore ai valori medi delle altre quotate richiederebbe un taglio del 14,42 per cento.
Com’è che invece il Gruppo 24 Ore chiede una riduzione del costo del lavoro del 30%? E c’è per caso qualche relazione tra questa richiesta esorbitante di tagli al costo del lavoro e le uscite “monstre” dimostrate il 24 maggio alla voce “costi per servizi?
Eppure la società è in stato di crisi ormai da quasi otto anni, con una doppia tornata di prepensionamenti di giornalisti, quattro anni di contratto di solidarietà e un biennio di cassa integrazione.
Oltretutto va ricordato che nella voce del “costo del lavoro” sono compresi gli oneri di ristrutturazione del personale, le uscite volontarie incentivate, ma soprattutto i milioni e milioni di euro pagati in questi anni come “buonuscite” a un management che spesso si è rivelato non all’altezza della situazione.
Ultimo caso eclatante il milione e mezzo di euro versato all’ex Ad Donatella Treu, attualmente indagata dalla magistratura, nonostante in sei anni non abbia chiuso una sola trimestrale in utile.
Ricordiamo anche che i “costi per servizi” sul bilancio del Gruppo 24 Ore pesano assai di più che il costo del lavoro: il primo dal 2006 al 2016 ha inciso in media per il 34,05% del fatturato, i secondi nello stesso periodo hanno inciso per il 50,97%, cioè quasi la metà in più del costo del lavoro. Ricordiamo che negli esercizi considerati vede i costi per servizi del Gruppo 24 Ore superiore di 9,23 punti percentuali in confronto alle media degli stessi oneri delle altre quotate.
Non è che al Gruppo 24 Ore è più facile chiedere un taglio del costo del lavoro del 30% – quando, lo ripetiamo, basterebbe ridurlo del 14,42% per portarlo alla media degli altri gruppi editoriali – piuttosto che tagliare i “costi per servizi” e ciò che essi “contengono”?
Ah, saperlo….
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