E’ MORTO KOHL. IL POLITICO CHE, A SORPRESA, CAMBIO’ I DESTINI D’EUROPA

DI ALBERTO TAROZZI
Negli anni 80, in Germania, le barzellette sulla presunta ottusità di Kohl erano comparabili, in numero e sarcasmo, a quelle sui carabinieri in Italia. Il suo soprannome era Birne (pera) e con la testa a pera veniva rappresentato.
Nel giro di pochi anni, senza dover aspettare la sua morte e la fine del suo cancellierato (1982-1998), era diventato l’uomo politico più importante della Germania contemporanea, quello che aveva abbattuto il muro; Bush padre e Clinton lo avevano proclamato numero uno tra i politici europei del secondo dopoguerra.
Il successo di questa politica viene già segnalato dalla vittoria nelle elezioni del 1987. Quali le ragioni della metamorfosi? Dapprima aveva accettato il dispiegamento dei missili NATO sul territorio tedesco, in cambio della firma di un trattato Usa-Urss che offriva come contropartita il ritiro degli euromissili appartenenti alle due nazioni.
Ma poi, e soprattutto nel 1989-90, si era verificato l’evento che avrebbe cambiato il mondo, la caduta del muro di Berlino e la fine della Germania dell’est.
Un caso fortunato? Quasi sempre, nella vita, la fortuna conta, ma se non la sai afferrare quando ti passa accanto è come se non l’avessi mai conosciuta. E Kohl l’aveva saputa afferrare. Aveva capito che il collasso dell’Impero sovietico avrebbe visto, in primo luogo, un cedimento della Ddr, la Germania dell’est.
Senza il sostegno di Mosca, in tutt’altre faccende affacendata, il leader tedesco orientale Honecker si sentiva privato di punti d’appoggio esterni e aveva all’interno una popolazione che altro non chiedeva se non di rivedere i parenti da cui era stata divisa trent’anni prima. Da qui una resa silenziosa, senza il fragore delle armi.
Bye bye Lenin, senza particolari rimpianti e Kohl era là, per rendere il trapasso il meno traumatico possibile.
Salire su un taxi, a Berlino, nel 1990, alla caduta del muro, significava sentirsi dire che tutto andava bene, ma i ritmi erano diventati stressanti.
Kohl seppe compensare quello stress chiedendo all’Europa favori che in altri momenti nessuno gli avrebbe concesso e il decollo della Germania d’oltre Elba fu meno doloroso di quello che sarebbe poi avvenuto o non avvenuto nel resto di tutto l’est postsocialista.
Passa la parificazione economica e monetaria tra le due nazioni e l’unificazione dei sistemi di governo. Ufficialmente la Germania Est scompare il 3 ottobre del 1990.
Un’abilità fuori discussione quanto a praticare le cose giuste nel momento giusto. Fino al 1998 il suo potere rimane sovrano. Poi gli scandali, nel 2000, con una trattativa occulta con Mitterand, una maxi-tangente da 40 milioni di euro pagata dal governo francese per l’acquisto di una compagnia petrolifera tedesco orientale da parte dell’azienda parastatale Elf finiscono per finanziare la campagna elettorale del partito di Kohl, la democrazia cristiana tedesca.
Il declino comporta che pochi ricordino chi fosse la delfina predestinata di Kohl, perfino l’interessata, la tedesco orientale Angela Merkel. Helmut le lancerà, da parte sua, occasionalmente, qualche rimprovero, ma sarà in tono minore.
Chissà se Angela verserà qualche lagrima sulla sua tomba. Che alla lunga, come il “maestro”, abbia saputo conquistare il centro della scena politica internazionale è comunque un dato di fatto.