I FRATELLI ROSSELLI E IL PD’A CON RENZI E PRODI NON HANNO NULLA IN COMUNE

DI CARLO PATRIGNANI
Succede che, nel rinverdire, ottant’anni dopo l’assassinio, nobili personaggi della storia della sinistra, come i fratelli Rosselli e il loro gruppo Giustizia e Libertà da cui nacque il Partito d’Azione, si tenti oggi di renderli compatibili con il variegato, frammentato, disperso mondo della sinistra italiana di cui, piaccia o meno, il Pd, nato dalla fusione a freddo tra Ds e Margherita, fa parte.
Orfana di un referente culturale, il marxismo-leninismo, sostituito nel Pantheon da un personaggio sui generis, Papa Bergoglio, che più che di politica si occupa per missione di fede e di religione, la sinistra è alla ricerca di una identità, di un programma che non ha e di una unità che, da sempre, è più o meno fortemente precaria.
Noi apparteniamo a quella scuola politica dei fratelli Rosselli che lanciò come bandiera di raccolta il motto “Giustizia e Libertà”. Su quello slogan nacque il Partito d’Azione ed anche le brigate partigiane che quello slogan lo diffusero […] Con queste idee che ci animano, in Italia non possiamo che essere vicini al Partito democratico. Fu fondato da Veltroni il 14 ottobre del 2007; il programma fu da lui esposto al Lingotto di Torino il 27 giugno e le elezioni si fecero il 13 e 14 aprile del 2008. Ottenne quasi il 35 per cento dei voti, pari al massimo raggiunto da Berlinguer, scrive oggi su La Repubblica Eugenio Scalfari in un editoriale Renzi, Prodi, Pisapia e una certa sinistra.
Il fallimento del comunismo mai nominato non è un evento tanto lontano nel tempo: è del 1989, di soli 28 anni fa, il crollo del Muro di Berlino che sta lì a simboleggiare al mondo intero il disastroso fallimento del marxismo-leninismo tenuto in piedi per anni con una dittatura tra le più spietate, quella del proletariato, con purghe e gulag per i dissidenti e invasioni armate – Polonia ’39, Ungheria ’56 e Cecoslovacchia ’69 – con i Paesi satelliti ribelli per riportare con la forza l’ordine costituito.
Giustizia e Libertà dei fratelli Rosselli e poi il Partito d’Azione con il marxismo-leninismo, con il comunismo, non hanno avuto nulla a che spartire e a che fare: forse in quegli anni caldissimi del feroce fascismo dilagante, qualcosa univa i fratelli Rosselli all’eretico comunista Antonio Gramsci  come all’eretico liberale Piero Gobetti: la libertà prima di tutto. Il socialismo liberale dei fratelli Rosselli lontano dal marxismo risultò indigesto, un nemico da combattere, al leader maximo del comunismo italiano, Palmiro Togliatti, allo stesso modo del Partito d’Azione.
E’ tremendamente difficile rendere compatibili i fratelli Rosselli e lo stesso Partito d’Azione, al variegato, frammentato e disperso mondo della sinistra italiana di cui, piaccia o no, il Pd fa parte, a meno che non si riconosca pubblicamente che quella fusione a freddo è stato un errore, un grave errore, come aveva ammonito saggiamente, nel 2006, il comandante Leone delle brigate Rosselli, Bruno Trentin il quale, a differenza di Scalfari, la lotta partigiana giovanissimo la fece di persona.
Alla disgraziata, frettolosa fusione a freddo, Trentin contrapponeva la forma federativa a garanzia del pluralismo: è un tragitto che ha bisogno di anni di esperienze comuni, al basso come in alto, per diventare fattore di contaminazione tra le culture diverse, e non può essere il risultato di un accordo di vertice tra i due gruppi dirigenti: un processo dall’alto che non ha dato un’identità e un programma al Pd, né coesione e solidità ai governi di centro-sinistra, durati il sogno di una notte di mezza estate.