E ADESSO RENZI PER FAVORE TOLGA IL DISTURBO

DI GIANFRANCO ISETTA

C’è una forza politica con un segretario eletto tre anni fa e poi rieletto, dopo una crisi all’interno di questo partito nato da una fusione innaturale, che ha sviluppato e portato avanti una serie di scelte politiche, anzi una politica rifiutate dal Paese in più occasioni elettorali sino alla batosta finale del 4 dicembre sul referendum che ha sancito questo fallimento generale e riconfermata in questa tornata delle amministrative..
E’la sconfitta che arriva in modo chiaro dall’elettorato che rifiuta una proposta politica e una visione del paese.
Renzi può continuare a leggere o a tentare di proporre una lettura della realtà che non esiste e serve solo a cercare di convincere qualcuno per salvare il suo spazio politico e la sua ingordigia di potere per sé e i suoi amici.
Non mi interessa neanche, in questo ragionamento, includere i toni, l’arroganza di un ceto “politico” che è emerso in questa stagione, spesso inadeguato e incompetente, e nemmeno i vari scandali in corso al centro e in periferia o il fatto che i tanto declamati Circoli, che hanno sostituito le vecchie sezioni, in molti casi siano in agonia o addirittura non esistano più. Tutti elementi che concorrono al disastro di questa segreteria e, forse, alla fine di questa esperienza sulla scia del Partito socialista francese
Ora in una situazione normale, con politici normali, con giornalisti e intellettuali autonomi e normali, la risposta a quella domanda verrebbe da sè:
Il segretario Renzi, continua a perdere perchè la grande maggioranza degli italiani non lo sopporta più, non sopporta più la sua arroganza, le mancate promesse, la sua idea del potere circoscritto a un gruppo di fedelissimi attorno a sé
Deve, a questo punto, lasciare il passo ad altri per un’altra proposta politica altrimenti, come sta succedendo, continueranno a lasciarlo gli elettori verso la distruzione di questo partito
Invece no, il nostro si intestardisce a voler imporre la propria volontà come nulla accada .
Allora pare evidente che il PD non possa andare avanti come niente fosse con quest’uomo al comando ancora in grado di controllare gli attuali organismi dirigenti da lui sostanzialmente modellati , parte del partito e fondandosi anche sul sostegno di molti organi di informazione a lui vicini con i relativi giornalisti. Per questo il problema è LUI, la sua presenza ormai ingombrante e solo così questo partito potrà tentare una comunque disperata sopravvivenza, almeno nelle intenzioni di chi ci crede ancora, altrimenti la scissione, peraltro già nei fatti tra gli elettori, continuerà.
Questo devono comprendere innanzitutto i vari capicorrente “mediatori” che sembrano non voler capire che l’oggetto principale del contendere è una persona e il suo gruppo ristretto, per la politica che ha rappresentato e rappresenta, senza cercare costoro riposizionamenti destinati alla contingenza di una stagione che sta disastrosamente finendo.
Ma forse, in fondo, questa storia non appartiene più alla sinistra che ormai deve cercare altrove le proprie ragioni e la propria prospettiva per il Paese.

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