MATURITA’ 2017: “PRESTANO”LA VOCE AL COMPAGNO DISABILE. QUANDO L’AMICIZIA E’ VIRTU’

DI ANNA RITA NOCITI

L’esame di maturità è un momento importante per ogni studente ed è un ricordo che ognuno di noi porta nel cuore. Tante sensazioni che viviamo dopo anni, con nostalgia, tra timori e successi, notti in bianco, lacrime, abbracci. La canzone Notte prima degli esami di Antonello Venditti e il film omonimo, sono diventati quasi un inno per chiunque sia alle prese con l’esame di Stato.
La maturità del 2017 ha una storia, bella come quelle raccontate nel libro Cuore, una storia che rimarrà impressa a chi ha ricevuto un gesto d’amore e a chi ha donato con amicizia tanto amore.
E’ accaduto a Suzzara, Comune situato nella Pianura Padana dell’Oltrepò mantovano, all’Istituto Manzoni, all’esame orale di uno studente del Liceo Scientifico indirizzo “Scienze Applicate”, un ragazzo diversamente abile.
Passati gli scritti, arriva il giorno dell’orale per Amrik Singh, la discussione della tesina dal titolo emblematico: “Una testa per emozionare, un cuore per capire”.
Entrano in tre in aula, Marcello Rizzello e Giorgia Vezzani, spingono la carrozzina di Amrik.
Entrano come gladiatori prima del combattimento, fieri di essere lì, tra la commozione e l’ammirazione di tutti, professori della commissione d’esame e compagni di classe. Il loro compagno Amrik è un ragazzo“speciale”, non ha la possibilità di parlare, se non mediante il computer utilizzando un programma in grado di associare le parole alle immagini. I passaggi però tra parole e immagini sono troppo lunghi e i due ragazzi decidono di “prestare” la loro voce per un giorno. Sono loro, infatti, a discutere la dissertazione del loro compagno di classe e da lui, a loro dedicata.
Marcello è suonatore di oboe iscritto al Conservatorio, Giorgia è volontaria alla Croce Rossa, con il loro gesto sono stati visti come eroi, sono stati chiamati “gli angeli di Amrik”.
Arrossiscono quando li chiamano “angeli” affermando che per loro si è trattato di un normale gesto d’amicizia, anche perché in questi cinque anni hanno ricevuto da Amrik molto di più dal punto di vista affettivo e umano. Hanno imparato che la disabilità non è una barriera, si può stabilire un contatto al di fuori della voce, contatto fatto di affetto, gesti, sguardi, sorrisi. Tutto questo è stata l’amicizia fra i tre ragazzi: un’amicizia speciale.
Amruk è un ragazzo disabile che, come i non vedenti, gli ipovedenti, disabili motori e cognitivi, sono costretti a rimanere sempre connessi a un software programmato ad hoc. Il computer per loro è la sopravvivenza, la riabilitazione, la piena inclusione alla società, un diritto inalienabile per un disabile. Nel caso di Amrik la voce è importante, fondamentale come più volte ha scritto il fisico britannico Steven Hawking, perché chi ha difficoltà ad articolare le parole, dovuta a una difficoltà nei movimenti muscolari (disartria), è considerato un handicappato mentale.
La disabilità, già come termine di scomposizione letterale, è una situazione di limitazione, una mancanza di qualcosa ma, non per questo non abile o non capace di altro. Ogni essere umano è diverso dall’altro, ognuno di noi ha la sua abilità e ognuno di noi deve saper riconoscere quella dell’altro, con rispetto e non pietà.
Ognuno di noi è speciale e la disabilità va oltre le barriere, non solo architettoniche.
L’immaginario che noi persone “normali” abbiamo, è solo la parte esteriore senza considerare la grande capacità emotiva ed espressiva di queste persone speciali. La loro identità è un tesoro da cogliere perché troppe volte dimentichiamo che un sorriso, uno sguardo possono fare molto più che un atto di pietà. Un tesoro che non va sepolto ma scoperto. La paura del diverso, del confronto colloca nella nostra società, il disabile in un mondo tutto suo, in un limbo tra innocenza e ignoranza. La cultura in cui viviamo è la cultura dell’esclusione, del pietismo, della discriminazione, della segregazione e alcune volte della vergogna.
Nella bellissima storia di Suzzara, lo sguardo di Marcello e Giorgia, è andato oltre. Loro hanno conosciuto un ragazzo, un compagno di classe con la sua abilità. Sono riusciti a creare con lui un’amicizia vera, concreta, fatta di sorrisi, sguardi che hanno parlato di più di parole dette che a volte, non hanno il significato che dovrebbero o purtroppo, come spesso accade uccidono i sentimenti.
Un gesto, il loro, fatto di amicizia con la A maiuscola, di solidarietà, di generosità.
Tutto questo stupisce i più, purtroppo. La società in cui viviamo, come uomini, ha reso i rapporti superficiali, un’amicizia fatta per il piacere o per l’utilità. La prima più diffusa tra la maggior parte dei giovani, la seconda tra gli adulti, amicizia che s’instaura semplicemente perché la frequentazione dell’altra persona procura un vantaggio pratico.
Ma il piacere e l’utile sono effimeri, quando non si prova più piacere o non c’è più utilità, l’amico viene rimpiazzato come un giocattolo vecchio da un nuovo gioco da cui trarre nuovo piacere e nuova utilità. La lezione di questi ragazzi, che si affacciano a un nuovo percorso di vita, è esemplare, unica. Il loro è un gesto d’amore amichevole, incondizionato, una virtù e, chi non ha mai provato questo sentimento meraviglioso, si stupisce e non dovrebbe essere così per vivere bene con se stessi e con gli altri.
Praticare la generosità incondizionata, aiuta la crescita dello spirito: dare agli altri è dare a se stessi. E’ equilibrio, è illuminazione interiore, nasce da una rettitudine morale che mette da parte l’ego.
Aristotele diceva che “L’amicizia è un’anima sola che vive in due corpi”, in questa storia in tre, tra Amrik, Giorgia e Marcello. Il grande filosofo cita: << L’amicizia è una virtù o si accompagna alla virtù; inoltre essa è cosa estremamente necessaria per la vita. Infatti, nessuno sceglierebbe di vivere senza amici, anche se avesse tutti gli altri beni>>. Impossibile una vita senza un amico, impossibile come il mare senza acqua e il cielo senza stelle.
L’amicizia intesa nella totale generosità, nell’altruismo, nel dare senza pretendere sembra sia una cosa noiosa in quest’epoca che capovolge ogni valore umano. I giovani dei nostri tempi purtroppo non godono della migliore considerazione della generazione precedente ma non è che sono loro diversi ma diverse sono le opportunità e il mondo in cui vivono ha problematiche diverse se non peggiori dei loro padri. Un passato, quello della generazione precedente fatto di sprechi, egoismi, clientelismo, interessi solo personali, mosso non per creare e lasciare un Paese migliore, ma a condurlo verso il baratro.
La generosità, il valore dell’amicizia che c’era ieri, c’è anche nei ragazzi di oggi, costretti ad anni di gavetta e sfruttamento gratuito o quasi nel mondo del lavoro a loro lasciato in eredità.
La bellissima storia della maturità 2017, la potremo definire la “meglio gioventù” dove l’handicap di un ragazzo è stato un valore aggiunto, ha reso evidente la persona, non la sua non abilità. L’immagine dell’individuo nella sua totalità, una compensazione e addizione tra le componenti deficitarie e quelle integre, in una dinamica psicologica positiva che questi ragazzi hanno fatto notare con la loro semplicità e il loro buon cuore.