MIGRANTI: 2017 ANNO RECORD DI MORTI IN MARE. 3 SU 100 NON CE LA FANNO

DI CHIARA FARIGU

Il 2017 sarà ricordato anche e soprattutto per il triste primato dei migranti morti in mare: 3 su 100 non ce la fanno. A denunciare la mattanza senza fine è il rapporto di Amnesty International sulla rotta dalla Libia, diffuso a poche ore dal vertice di Tallin, dove i 28 della UE dovrebbero non solo discutere ma concordare strategie operative da mettere in campo. La più importante e non più rinviabile, la ricollocazione dei migranti. Amnesty però non si limita a snocciolare dati, peraltro ben noti, ma lancia un vero e proprio atto d’accusa all’Unione Europea che volta le spalle alla disperazione di chi fugge da guerre fame e miserie. Denuncia senza e senza ma “i cinici accordi con la Libia per i quali migliaia di persone rischiano di annegare o di subire stupri e torture”. Un’analisi spietata il rapporto “Una tempesta perfetta, il fallimento delle politiche europee nel Mediterraneo centrale” con la quale Amnesty inchioda l’UE alle proprie responsabilità che sino ad oggi ha volutamente ignorato presa com’è a erigere muri e a lasciare che siano gli “altri” a farsene carico. Sentendosi a posto con la coscienza stanziando risorse tampone per poi fare come le tre scimmie sacre. Amnesty passa poi a descrivere i “mezzi di trasporto” quelle carrette del mare inadatte alla navigazione prive di qualsiasi dotazione di salvataggio che sempre più frequentemente si trasformano in vere carrette della morte. Solo una su due, afferma il Rapporto, è dotata di un telefono satellitare a bordo e comunque sia, nessuna di quelle barche, o gommoni o pescherecci utilizzati e stracarichi fino all’inverosimile di disperati è nelle condizioni di arrivare col carico indenne fino alle coste europee.
Ecco, L’Europa dovrebbe interrogarsi su molte cose oggi a Tallin. Il rapporto parla chiaro. Ai 28 che ci rappresentano viene chiesta non una lettura sbrigativa e annoiata ma un’attenta riflessione. E provvedimenti condivisi. Concreti e immediati.

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