PIENA SOLIDARIETA’ A MARCO LILLO E ALLA REDAZIONE DEL FATTO QUOTIDIANO

DI CORRADO GIUSTINIANI

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Sono scandalizzato per le perquisizioni nella casa di Marco Lillo, in quella del padre di 96 anni, nella redazione del Fatto Quotidiano e altrove. Una ventina di finanzieri hanno rotto cassetti, sequestrato telefonini e computer, come se si trattasse di un blitz anti ‘ndrangheta. Qual è la colpa di Marco Lillo? Di aver pubblicato il 21 dicembre, sul Fatto Quotidiano, che qualcuno alla Consip aveva dato l’ordine di bonificare l’ambiente da microspie messe dai carabinieri che avevano sospetti di corruzione e tangenti sull’appalto pubblico più importante d’Europa, e che la bonifica era stata eseguita.
E chi ha chiesto (mi verrebbe da dire “ordinato”) la perquisizione? Dal carcere, l’imprenditore Alfredo Romeo, attraverso i suoi avvocati! E i telefonini di chi avrebbe dato la soffiata, ripeto avrebbe, sulle microspie da togliere, tipo il ministro Lotti, o il generale Del Sette, sono stati sequestrati? Nemmeno per sogno. E quelli di altri personaggi coinvolti in questo brutto affare, tipo papà Renzi, sono stati sequestrati? Assolutamente no. Scrivere la verità è diventato più grave della corruzione? Siamo alla vigilia di un nuovo fascismo? Su questo punto aspetto risposte. La mia piena solidarietà, intanto, a Marco Lillo e alla redazione del Fatto e la certezza che, se serve, ricorreranno alla Corte europea dei diritti, che tutela le fonti e il segreto professionale.