NON C’E’ ALTRO CANDIDATO AL DI FUORI DI ME, LA VERITA’ DIETRO LE FAKE NEWS DELL’EX CAVALIERE

DI ANGELO DI NATALE

Se in questa fase storica c’è un personaggio della politica italiana di cui tutti dovrebbero sapere tutto, anche perché è “in campo” da 24 anni e quasi non c’è giorno che non ne dica o ne faccia una, questi è Silvio Berlusconi. Eppure egli riesce puntualmente e incredibilmente, ad ogni nuova trovata, a farsi prendere sul serio come se egli stesso per primo potesse veramente credere a “ciò che dice”, nonostante nelle cronache pluriquotidiane di un quarto di secolo sia scolpita la sua serialità compulsiva di incallito giocoliere e imbattibile lanciatore di ballon d’essai la quale dovrebbe indurre chiunque fosse dotato di un minimo di memoria o di pensiero critico a considerare non “ciò che dice”, variabile totalmente indipendente da ciò che egli pensi effettivamente o abbia in animo di fare, ma “perché lo dice” o “perché lo dice ora”, ecc…
Il profluvio di articoli, interviste, ricostruzioni, retroscene, analisi dell’impatto sulle dinamiche e sugli scenari futuri cui abbiamo assistito nei giorni scorsi appare veramente patetico, oltre che inspiegabile, alla luce della nostra premessa. Ma ciò, ancora una volta, è accaduto e allora proviamo noi, tentando di fare buon uso di memoria storica ed esercizio critico, a trovarvi il senso più vicino alla verità dei fatti, prima che delle parole.
Berlusconi che mesi fa lancia come possibili leader del centrodestra Mario Draghi e Carlo Calenda – ad intervalli ben studiati sui tempi di tenuta della notizia sulla stampa – e nei giorni scorsi alza vieppiù il suo ingegno in tema di marketing lanciando un ballon di misura “macro” (o Macron) come il nome del capo di Fca Sergio Marchionne e poi, dopo averla fatta così grossa, cerca di tenere il punto e di occupare la scena facendo filtrare la notizia (stupefacente che si prestino regolarmente e volentieri pure giornali nel cui dna non dovrebbe esserci alcuna disponibilità strumentale al suo gioco) che in effetti lui, in cuor suo, pensi al presidente dell’Eni Emma Marcegaglia, è un film giunto alla millesima proiezione, sempre nella stessa sala dell’informazione italiana che puntualmente la offre al pubblico come una cosa seria, nuova e foriera di chissà quali sconvolgenti impatti sul corso delle cose.
Perché proporre nomi di personalità ignare e totalmente indisponibili a considerare solo lontanamente l’idea?
La risposta è nella premessa, ovvero quel “tutto” del Berlusconi politico che tutti dovrebbero conoscere.
L’ex cavaliere da 24 anni è in politica per un solo scopo: i suoi interessi privati, diretti e indiretti, individuali, familiari o di una cerchia più ampia di persone a lui sempre vicine; interessi che spaziano dalle sue aziende e dai tanti affari economici in cui è immerso a quelli giudiziari e per un sistema complessivo di leggi, regole e prassi compatibile con l’intero suo business. Se questo è il suo unico scopo (e questo è il suo unico scopo) tutto ciò che in politica dovrebbero essere ideali, progetti, visione di società, soluzioni legislative e di governo ai problemi del paese e della comunità ecc… in lui sono solo strumenti funzionali al conseguimento di quello scopo. Strumenti abilmente adoperati su ogni tavolo: istituzionale, politico, mediatico.
In tanti in passato hanno rilevato che Berlusconi ha sette vite, o anche molte di più. La verità è che ad ogni caduta è stato rimesso in piedi da coloro che avrebbero avuto il dovere, etico e politico, quanto meno di non interferire sulla sua parabola discendente.
Sconfitto da Prodi nel ’96 è stato rimesso in sesto da D’Alema nel ’97 con la bicamerale per le riforme, istituzione normale tra statisti o personalità per le quali la politica debba servire il bene comune, in quel caso ridotta a negozio di porcellana offerto alle scorribande di un elefante giocoliere.
Dieci anni dopo, grazie al secondo successo di Prodi e per le lacerazioni tra gli alleati di centrodestra, era politicamente finito ma s’inventò la svolta del predellino e il segretario del neonato Pd Veltroni fece di tutto per rianimarlo al punto da concordare con lui (che due anni prima aveva inflitto all’Italia il “Porcellum”) una nuova legge elettorale e, in questo modo, far cadere il governo del professore e consegnargli nuovamente l’Italia.
A gennaio 2014 ci ha pensato Renzi, appena eletto segretario del Pd, a trattarlo ancora una volta da statista – nonostante il suo status “politico” (cioè di membro della polis) fosse solo quello di cittadino pregiudicato per frode fiscale e privato del diritto di elettorato attivo e passivo – concordando con lui una mega riforma della Costituzione e una nuova legge elettorale e rimettendolo ancora una volta al centro della scena politica. Che è esattamente ciò che serve a Berlusconi, sempre e comunque, per non perdere l’uso degli strumenti necessari ai suoi fini.
Ed anche oggi le sue proposte e il lancio “usa e getta” di nomi altisonanti come improbabili leader del centrodestra o futuri capi di governo rispondono unicamente a questo suo bisogno.
Egli non è eleggibile, né candidabile. Il suo partito (da sempre proprietà privata personale esclusiva, anche quando raccoglieva decine di milioni di voti, al punto che con orgoglio egli può ragionevolmente dire di avere raccolto, quasi come il vero e solo candidato di tante liste, oltre 200 milioni di voti) è precipitato al di sotto del 10% ed ha perduto il primato anche nel suo campo tradizionale di alleanze. La Lega è il primo partito e rivendica la guida di un eventuale futuro governo. La stessa Lega e l’altro alleato importante, Fratelli d’Italia, da anni chiedono primarie che Berlusconi non ha mai concesso e mai concederà.
Egli si ritiene, sempre e comunque, il capo indiscutibile: non ha importanza se ha meno voti di Salvini o se non si può candidare al Parlamento. La sua potenza economica, affaristica ed editoriale contano molto di più.
I nomi di possibili leader lanciati con destrezza comunicativa (in passato arrivò ad indicare anche sua figlia Marina per la guida di Forza Italia, nonostante la sua totale indisponibilità e naturale riluttanza) servono solo a dire: comando sempre io, le carte le dò io, ecco le personalità che ci vorrebbero (visto che non mi posso candidare io), voi non contate nulla, siete distanti anni luce dal mio livello, se quindi romperete l’alleanza sarà solo colpa vostra e questi saranno i motivi.
Coerente con questo disegno è la sua scelta per una legge elettorale proporzionale. Se non mi posso candidare io – ragiona l’ex cavaliere – nessun altro, che io non possa completamente manovrare, dovrà incassare un mandato elettorale per palazzo Chigi.
Se non potrò andarci io, dovrò potere scegliere al momento debito, e magari nel chiuso di una stanza, il candidato migliore.
Quindi prima il risultato elettorale, poi si vedrà la forza di ognuno e le possibilità di formazione di una maggioranza e a quel punto Berlusconi giocherà la sua fiche su tutti i tavoli su cui sarà ammesso.
Inutile dire che il tavolo che lui preferisce e al quale lavora, se i numeri lo terranno in piedi, è quello in cui siederà Renzi. Che infatti (libero dal dovere lanciare ballon d’essai perché nel suo Pd o nel suo campo non c’è altro candidato al di fuori di lui) si muove allo stesso modo: prima il voto e poi il governo.