A PLACANICA AVREI DETTO: ABBRACCIA CARLO GIULIANI, ALTRO CHE PRENDER BENE LA MIRA

 

DI LUCIO GIORDANO

 

L’attuale Capo della Polizia, Franco Gabrielli, ha definito una catastrofe la gestione dell’ordine pubblico durante il g8 del 2001 di Genova. Ecco, bisogna partire da lì, da quel termine perentorio,  ‘catastrofe’, che secondo molte testimonianze era stata ‘organizzata’ alla perfezione, per cercare di capire come siano andate realmente  le cose nei giorni del vertice. Si dovrebbe  allora parlare dei block bloc,  ormai considerati da quasi tutti, semplici infiltrati al soldo dei servizi segreti, capaci di alimentare la tensione già altissima di quei giorni. Si dovrebbe dire della partecipazione  di gruppi neofascisti confusi tra le forze dell’ordine, bravissimi a creare il caos per le strade di Genova. E poi dell’ammissione cruda, solo in parte ritrattata,  dell’allora ministro degli interni Claudio Scajola. L’ammissione cioè di avere ordinato alle forze di polizia, nella serata del 20 luglio, di sparare sui manifestanti nel caso avessero sfondato la zona rossa. Di quello poi che è accaduto alla Diaz e nella caserma di Bolzaneto. Delle torture subite dai manifestanti. Torture che suscitarono l’indignazione immediata di Amnesty international e la ferma condanna, della Corte europea dei diritti dell’uomo  che, il 7 aprile 2015, ha dichiarato all’unanimità che a Genova è stato violato l’articolo 3 sul “divieto di tortura”.

Tutte cose già stranote, raccontate anche  in quel capolavoro del cinema di Marco Vicario intitolato Diaz. In quei terribili giorni di Genova, ci fu una sospensione della democrazia, poche storie. Quel G8 ha in effetti  rappresentato per l’Italia una ferita che non si rimarginerà mai più. Quel 19 luglio, un ragazzo consegnava le pizze a domicilio per pagarsi gli studi universitari. Oggi è un consigliere comunale del Pd di Ancona, si chiama Diego Urbisaglia e 48 ore fa  si è guadagnato un quarto d’ora di notorietà e bufera con un post su Facebook, proprio nell’anniversario dell’assassinio di Carlo Giuliani, ucciso con due colpi di pistola alla testa, dall’agente Mario Placanica: “”Se in quella camionetta ci fosse stato mio figlio, gli avrei detto di prendere bene la mira e sparare”, Urbisaglia ha poi corretto il tiro, confermando però la sostanza del suo post, accompagnato dal folle plauso di tantissimi utenti del social network, a dimostrazione che gli italiani stanno perdendo lucidità, equilibrio, ragionevolezza.
Prendere la mira e sparare. Ecco il grado di civiltà a cui siamo arrivati. Lungi dal considerare le forze dell’ordine un nemico del Paese e lontanissimi dal considerare Giuliani un eroe, rimane il fatto che in questa Italia senza più una bussola, si arriva a postare pensieri di una cattiveria e di un cinismo incredibili, da parte di chi dovrebbe fare politica senza usare messaggi d’odio.

No, Urbisaglia. Come dimostrano molte ricostruzioni video, Placanica non doveva prendere meglio la mira. La mira, a quanto pare,  la prese benissimo, quel giorno. Che poi Giuliani non doveva essere li’ in quel momento, con l’estintore in mano, è un altro discorso. Anche noi, come ripeteva spesso Pasolini, siamo dalla parte degli agenti di polizia, figli del popolo che mettono a rischio la propria vita per un pugno di euro. Ma , è innegabile,  che quel 19 luglio del 2001 qualcosa  ha mandato  in tilt la convivenza civile nel Paese. Fu un punto di svolta nella democrazia italiana, quella tre giorni di sangue e brutalità. Il governo Berlusconi diede la dimostrazione agli occhi del mondo di totale incapacità, di ferocia, di reazioni violente,  per mettere a tacere le proteste dei no global. Un po’ come avvenne dieci anni dopo, durante il terzo governo Berlusconi, al corteo degli indignati di Roma, del 2011. Scontri organizzati per screditare il movimento. Anche in quel caso i dubbi su chi provocò  la risposta della polizia sembrano esser stati  dissolti del tutto.
C’è insomma da dire che nel 2001, quelle centinaia di migliaia di persone che manifestavano pacificamente contro la globalizzazione, avevano capito i rischi che il mondo intero stava correndo. Oggi ci siamo dentro,  a questo dramma  all’epoca solo accennato, in cui decine di milioni di persone  sono state sbattute fuori dal processo produttivo mondiale e si trovano sospese nel nulla, proprio per colpa delle privatizzazioni ,  di licenziamenti e precarietà, voluti dalla  cupola  sempre più aggressiva di banche, finanza internazionale,  multinazionali . Una cupola che sapeva di giocarsi  in quegli anni il proprio futuro. Insomma, se il movimento di Seattle del 1999 e  le proteste al g8 di Genova fossero state comprese dalla maggior parte della popolazione mondiale,  adesso racconteremmo davvero un’altra storia .

E così, se  in quella camionetta ci fosse stato mio figlio, gli avrei consigliato di  gettare la pistola, dicendogli di togliersi la divisa e scendere dal mezzo blindato. Al posto di quel figlio sarei andato incontro a Carlo Giuliani per dirgli:  ‘Siamo sulla stessa barca, siamo entrambe vittime di un sistema marcio. Ribelliamoci”. Poi lo avrei abbracciato. Altro che sparare.

Pubblicato il: 23 Lug, 2017 @ 02:36

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