CENE DI SALUTO

DI MARTA ECCA
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Mia madre, giovane comunista marxista leninista, nonostante il fratello prete di paese, missionario, docente all’università del Vaticano e alla Faculdade de Feira de Santana, ha deciso di non battezzare i suoi due figli.
Ha sempre creduto nell’educazione laica e nella libertà della scelta.
Questo ha comportato che io sia cresciuta con un eterno e sano conflitto famigliare che, due volte all’anno da trent’anni, tiene banco alla cena di saluto dello zio in partenza per il semestre in Brasile.
Oggi, dopo aver discusso di una certa filosofia storica di sinistra in risposta al mio resoconto della tre giorni di Reggio, e poi Libia, Iran, Macron, migranti, Trump, ci siamo salutati così:
“Dio è Verità assoluta, e chi ne diffonde il verbo in terra la detiene”.
“Zio, nessuno detiene la Verità assoluta, nemmeno tu che parli di e per Dio. Sempre che esista perché ancora non me l’hai presentato.”
Ho sorriso, lui pure. Mia madre meno, in ansia per le mie provocazioni.
Mi ha lasciato fra le mani “Ortodossia” di Chesterton, libro su cui mi interrogherà al suo rientro, e in fondo mi ritengo fortunata così.
Nonostante la pesantezza, questa sì assoluta, di certe cene di famiglia che hanno fatto in modo che pesante lo sia anch’io.
E mica per il troppo mangiare.