L’UOMO COI TATUAGGI

DI MARCO GIACOSA
https://alganews.wordpress.com
Abbracci una donna, lei si deve alzare sulla punta dei piedi per pareggiarti. Vedo lei di schiena, mi avvicino alla porzione di marciapiede che occupate, mentre vi baciate.
Poi lei ti saluta, sale su una Panda nera. Tu ti allontani, cammini con le gambe larghe, hai pantaloncini corti, infradito, una maglia nera.
Lei sull’auto dice al cane di non abbaiare, il cane è incazzato, la Panda ha il finestrino abbassato, il cane mi sente e abbaia; la donna gli dice di tacere. È una donna volgare, il suo eloquio è grossolano.
Tu sei grosso: hai la schiena larga come una tavola da surf, si riconoscono sul tuo corpo i segni degli antichi muscoli, sebbene tu non sia vecchio. Quanti anni hai? 45? 48? Hai la pancia, sei grasso.
Scendi le scale della metropolitana. Vedo i polpacci, hanno tanti tatuaggi, come le braccia. Ci sono disegni sbiaditi lungo i fianchi dei polpacci, uno, due, tre, quattro, anche sulle braccia, uno mi pare sia la faccia di un clown, un triangolo, un disegno incomprensibile, una foglia, una specie di bastone.
Il tuo corpo racconta una storia che soltanto immagino.
Quando arrivi ai tornelli, strisciando gli infradito, il mio dubbio è soltanto con quale destrezza li oltrepasserai; non mi sembri in forma da saltarli, come fanno i ragazzini. Verrai dietro di me?
Invece attendi una donna in uscita, non fai nemmeno lo scatto: allunghi una mano là dove sei certo il sensore si attiverà, e la porta ti si apre come fossi un re.
Scendi in banchina e ti sono dietro. Chissà se mi hai visto. Io vedo te. Hai la barba di qualche giorno e uno sguardo che vuole essere duro; o voleva esserlo.
Quando arriva il vagone entri e non siedi, sebbene tu ne abbia la possibilità, in mezzo ad altri due. Dovresti sfiorarli, dovresti sfiorare me.
Non fai niente. Non giochi con il cellulare. Ti guardi attorno.
Il tuo polpaccio, c’è un paracadute con una stella in mezzo. Parà. Io so che sei uno che saluta la sua ragazza e le dice Stasera vado a fare le barricate contro i negri. Dite così? Chissà come si dice quando si vanno a fare quelle cose. Lei viene con te? E il cane?
Sono certo che troverei una svastica, ti levassi la maglietta. Te la strappassi. O una celtica, qualcosa del genere. Forse ti sei reso conto di me. Io osservo la tua storia fino alla scritta che vedo per ultima.
Sul polpaccio.
Per un attimo mi manca il fiato.
Poi vorrei mancasse a te.
Per un attimo.
Mi allungo; guardo.
Hai tatuato il numero 41 – accanto la lettera b.
41 b.
41 bis?
Sul polpaccio.