MAFIA. 34 ARRESTI DEL CLAN BRANCACCIO. ANCHE IL FRATELLO DI GIOVANNI LO PORTO

DI CECILIA CHIAVISTELLI
Blitz nella notte in varie regioni italiane. Sono finora 34 le persone arrestate, tra noti e insospettabili aderenti alla mafia. Le forze dell’ordine e la Guardia di Finanza di Palermo stanno setacciando Sicilia, Toscana, Lazio, Puglia, Emilia Romagna e Liguria per eseguire diversi provvedimenti cautelari nei confronti di vari esponenti della cosca Brancaccio. Pietro Tagliavia, il boss della famiglia di “Corso dei Mille”, agli arresti domiciliari, torna di nuovo in carcere. Tra gli arresti figura anche il fratello maggiore di Giovanni Lo Porto, operatore umanitario, rapito da Al Qaeda nel 2012 e rimasto vittima di un drone americano durante un’azione antiterroristica, nel 2015. Giuseppe Lo Porto dopo la morte di Giovanni si era messo in mostra per le conferenze stampa e le richieste all’allora Presidente Obama per far luce sulla verità del fratello. Ora si scopre che la sua attività all’interno della cosca Brancaccio era tutt’altro che secondaria. Giuseppe Lo Porto braccio fidato del boss Tagliavia gestiva sia le mensilità alle famiglie dei carcerati che gli introiti frutto di estorsioni e affari illeciti emersi dalle rivelazioni dei finanzieri della tributaria.
Nella città di don Pino Puglisi, nonostante il carcere e i processi a Cosa Nostra, la Piovra riesce sempre a rigenerarsi come dimostrano gli arresti di diversi esponenti mafiosi di questa notte e il sequestro di molte aziende che ruotavano intorno alla cosca Brancaccio, dopo il provvedimento emesso dal Gip della Direzione Distrettuale Antimafia. Le indagini seguite dalla Squadra Mobile e dal Gico del Nucleo di Polizia Tributaria di Palermo hanno permesso di conoscere vicende di minacce, estorsioni e possesso illegale di armi di alcune famiglie mafiose, apprendendo i ruoli di ciascun componente, compreso i capi. Le ricerche hanno anche scoperto come la mafia controllava un gruppo imprenditoriale attivo in diverse regioni, in modo particolare la Sicilia e la Toscana, grazie a sequestri di mezzi usati per i reati e di aziende sotto la sorveglianza mafiosa.