AZIENDA FALLISCE. MA IL TESORO ERA CELATO IN UNA BANCA SVIZZERA

DI CECILIA CHIAVISTELLI
Si sentivano tranquilli dopo che era calato il sipario mediatico sul fallimento della loro azienda, la Manufat Inverigo, quattro anni fa. I proprietari erano talmente sicuri di avercela fatta che hanno deciso di riportare in Italia, con la voluntary disclosure 71 milioni di euro, tesoretto saldamente mantenuto in una banca svizzera. Regolando la loro posizione fiscale hanno riaperto una ferita dolorosa per il territorio comasco, dove la Manufat, azienda tessile, rappresentava una solida istituzione con 90 dipendenti. Una realtà capovolta improvvisamente, con licenziamenti e fallimento. I titolari hanno fatto ricadere le pesantissime colpe su Equitalia e fisco. Sembrava una delle tante storie di una nazione in piena crisi, dove la Stato abbandona le aziende, insieme alle famiglie senza lavoro, al loro destino.
Bastavano 40 milioni di euro per salvare l’azienda, per ridare speranze all’economia brianzola. Invece l’ex proprietario Angelo Baggi, dal 1980 aveva messo in moto una lenta e inesorabile fuga di capitali all’estero. Ora la somma è stata sequestrata su ordine del giudice delle indagini preliminari Ferdinando Buatier de Mongeot.
Ma la morte di uno dei due ex soci, novantasettenne, è bastato alla moglie per fare ricorrere contro il sequestro del denaro e i giudici del Tribunale del riesame dovranno decidere se restituire quei 40 milioni oppure se confermarne il blocco come vorrebbe il pubblico ministero Mariano Fadda. I 90 ex lavoratori intanto sperano di recuperare i soldi che non hanno avuto nel tracollo del 2013.
Anche l’ex amministratore e nipote del titolare della Manufat, Franco Di Raimondo, l’uomo che aveva accusato pubblicamente Equitalia del fallimento, spingendo la stessa a smentire, è indagato ed è stato il suo interrogatorio che ha portato al sequestro dei 40 milioni di euro.