LA CRISI IDRICA NEL LAZIO NON E’ UN’EMERGENZA MA LA CONSEGUENZA DI POLITICHE SBAGLIATE

DI STEFANO FASSINA

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Per la quota di responsabilità che le competono, la Sindaca Raggi avvii la separazione delle attività idriche da Acea Spa e le inserisca in una gestione al 100% pubblica, comunale, in un ente pubblico economico. A Roma si dia attuazione ai risultati del referendum e, con le entrate dalle tariffe, si incomincino a fare investimenti adeguati per evitare le dispersioni e ridurre i costi per le famiglie e le imprese.
La drammatica crisi idrica in corso nel Lazio non è un’emergenza. E’ il risultato di problemi strutturali su una molteplicità di livelli di governo. E’ la conseguenza di politiche sbagliate o di strumentale inazione dei governi territoriali e nazionale. La sospensione del prelievo di acqua dal lago di Bracciano imposta dalla Regione Lazio è forse un atto obbligato, ma indica il fallimento della politica e dell’amministrazione, certo non soltanto della Giunta Zingaretti. In tale contesto, la Sindaca di Roma e il Presidente di Acea rispondono come se fossero semplici utenti. Invece, il Comune di Roma ha il 51% di Acea, l’azienda che gestisce le risorse idriche nella capitale e oltre. Gli impianti di Acea disperdono il 45% delle risorse captate dal lago di Bracciano, ossia milioni di litri al giorno. E’ evidente che la gestione privatistica di Acea funziona benissimo soltanto per gli azionisti che, con una corresponsabilita’ storica del Comune di Roma, aumentano le tariffe, abbandonano gli investimenti e mietono profitti.
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