A PROPOSITO DI SCONTI FISCALI E DEBITO PUBBLICO

DI STEFANO SYLOS  LABINI
Molti pensano che all’emissione gli sconti fiscali a scadenza facciano aumentare il debito pubblico. E’ vero che lo Stato assume un impegno futuro (nella nostra ipotesi dopo due anni dall’emissione) a ridurre le entrate fiscali e, se la crescita dell’economia fosse insufficiente, il debito potrebbe aumentare. Però, non è corretto contabilizzare l’aumento del debito al momento dell’emissione dei titoli fiscali perché l’impatto eventuale si verificherà solo alla scadenza quando gli sconti fiscali saranno usati. Anche per le pensioni noi sappiamo che ogni anno pagheremo circa il 15 % del Pil ma non è che già oggi disponiamo dei soldi per coprire gli impegni di spesa futuri. Per tale motivo si parla di debito implicito e non di debito effettivo della spesa pensionistica. Lo stesso discorso vale per gli sconti fiscali futuri.
Secondo le nostre valutazioni, se il moltiplicatore del reddito è superiore a 1, gli sconti fiscali si autofinanziano. E alle brutte abbiamo previsto delle clausole di salvaguardia (tagli di spesa e aumenti di tasse) di pari importo agli sconti fiscali che giungono a scadenza per neutralizzare eventuali effetti negativi sul bilancio dello Stato rendendo la manovra a saldo zero