RENZO ARBORE:” VI RACCONTO I PERSONAGGI CHE HO LANCIATO”

DI LUCIO GIORDANO
” Questo Cd  è un omaggio a Mariangela, la mia adorata campagna di una vita, scomparsa all’inizio di quest’anno. E’ stata infatti  lei a farmi scoprire per la prima volta gli Stati Uniti, ai tempi di Storia d’amore e d’Anarchia, il celebre film della metà degli anni 70. Accompagnai la Melato, Giancarlo Giannini e la regista Lina Wertmuller a   New York per la presentazione di quel capolavoro cinematografico. Fu un’emozione incredibile. E io, che già da ragazzo avevo il mito degli Stati Uniti, mi innamorai ancora di più dell’America”. Renzo Arbore parla con passione. Di cinema, musica, tv. E del suo nuovo cd, American way, in cui come un crooner di alto livello, alla Michael Bublè o alla John Gotti, per intenderci, rivisita alcuni dei brani più belli della canzone italiana, cantandoli in inglese. E senti, da come descrive ogni singola canzone e del perchè l’abbia scelta, quanto entusiasmo abbia ritrovato in meno di un anno.
Renzo lo avevo infatti lasciato in ‘ginocchio’, l’ultima volta che lo avevo intervistato. Era piegato dalla morte di Mariangela Melato. ” La mia vita non ha più senso, senza di lei”, mi aveva detto tra le lacrime.Ora lo ritrovo sereno, ringiovanito. Allegro. Un altro Renzo. O meglio, il solito Renzo, quello che gli italiani hanno imparato ad apprezzare in alcuni dei programmi tv di culto: da L’altra domenica, a Indietro tutta, da Quelli della notte a cari amici vicini e lontani. Insomma, l’Arbore di una ne fa e cento ne pensa. L’ultima: una tv sul web che porta il suo nome . Ma in questo momento tutte le attenzioni di Arbore sono riservate a American way.
Perchè ha deciso di incidere un cd in inglese, Renzo?
Ho sempre pensato che alcune  canzoni italiane siano di una bellezza incredibile. Possono tranquillamente  reggere il confronto con gli evergreen americani, le canzoni sempre verdi. L’unico problema è la lingua, gli stranieri non capiscono le parole di questi splendidi brani. Canzoni come Reginella o anema e core, se fossero state cantate in inglese, avrebbero avuto un successo planetario. E cosi mi sono detto: perchè non farle conoscere per davvero al mondo intero? E mi sono dato da fare ad inciderle. Le ho arrangiate personalmente, puntando allo swing, al ritmo, alle atmosfere jazz. E poi le ho confezionate come un bravo stilista che modella degli abiti su misura. Ad accompagnarmi  gli arboriginals, un gruppo di talenti musicali che hanno condiviso questa  mia avventura.
Su quale genere ha puntato principalmente?
Sulle canzoni napoletane di fine 800, primi del 900. Quello era un periodo in cui l’Italia esprimeva dei talenti musicali notevoli. Ma anche su canzoni degli anni 50 e 6o, come Piove di Domenico Modugno  e se domani di Mina. Come vede sono i personali brani della memoria,  canzoni senza tempo, la cui bellezza volevo far conoscere anche agli americani , agli inglesi, ai tedeschi.
In My american way ha inciso anche delle canzoni sue.
Si, due: Il clarinetto e il materasso. Ad accompagnarmi, in quest’ultimo brano  Isabella Rossellini, la figlia del grande regista Roberto Rossellini. Con lei avevo cantato tempo fa negli Stati Uniti in una serata dedicata all’Italia. Le chiesi se se la sentisse di fare lo stesso per questo cd. Ma io non so cantare per davvero, mi rispose. Io scossi la testa: sei bravissima, invece.  Non ebbi difficoltà a convincerla. Del resto Isabella ed io ci conosciamo da quasi 40 anni.
Fu addirittura lei a scoprirla.
Vero. E per una volta mi permetta di autocelebrarmi. Isabella è solo una delle cento persone almeno che mi onoro di aver scoperto e lanciato. Quella del talent scout è forse l’attività in cui riuscivo meglio. Da Roberto Benigni a Nino Frassica, da Maurizio Ferrini, (forse l’unico che ha perso per strada il suo enorme talento), a Marisa Laurito, all’epoca fidanzata di Carapezza, il figlioccio del grande pittore Renato Guttuso, sono partiti tutti da me. Li sceglievo con un criterio semplice ma infallibile. La sincerità. Per piacermi nessuno doveva fingere, recitare o esibirsi sopra le righe. Dovevano essere loro stessi. Veri, spontanei, sinceri. I risultati sarebbero arrivati.
Dunque Isabella. Quando la lanciò?
A L’Altra domenica, uno dei 14 format che ho inventato per la Rai. Stavo mettendo in piedi il programma alla metà degli anni 70 e Luciano de Crescenzo, con il quale ho condiviso una lunghissima strada artistica, me la presentò. Lei in quel periodo aveva deciso di partire per gli Stati Uniti e le chiesi a bruciapelo: Ma tu te la sentiresti di fare dei servizi per il mio programma? Isabella mi guardò per capire se stessi dicendo sul serio. Poi fece di si con la testa. E diventò la corrispondente da New York per tutti gli eventi di spettacolo e di tutti i fenomeni sociali americani de L’altra domenica.
La consigliava su come raccontare questi servizi?
Non c’era bisogno. Tra le tante qualità di Isabella c’è la perspicacia. In famiglia aveva sempre masticato spettacolo, aveva ritmo, classe, eleganza, curiosità. Vedere i suoi collegamenti era musica per le mie orecchie.
All’epoca si disse che tra voi fosse nata una storia d’amore.
Falso. Non nego la realtà, semplicemente perchè all’epoca la Rossellini era fidanzata con Luciano de Crescenzo. Un amore immenso, il loro. Io reggevo il gioco in silenzio, perche nessuno dei due voleva si sapesse in giro. E infatti, fino a quando non si lasciarono, perchè nel frattempo Isabella aveva deciso di trasferirsi definitivamente negli Stati Uniti, nessuno o quasi seppe niente. Tra noi nacque una bella amicizia. Ci sentiamo spesso, anche due o tre volte a settimana. E mi colpisce l’entusiasmo che mette in tutte le cose che fa. Ora, ad esempio, ha deciso di andare a vivere in campagna, vicino New York, e i suoi racconti sono quelli di una persona che sembra nata per la vita agreste.
Un’altra donna dello spettacolo da lei lanciata è Milly Carlucci. Come la conobbe?
La vidi una sera a Gbr, una emittente televisiva romana. Era bellissima, disinvolta,molto professionale. Faceva l’annunciatrice e mi sembrava sprecata. La mattina dopo chiamai gli studi per poterla incontrare. Dal vivo ebbi la conferma che il mio fiuto non si stava sbagliando. Mi disse che parlava molto bene le lingue, inglese in primis e le proposi subito di entrare a far parte de L’altra domenica. Quella con Milly è stata la scommessa, vinta, che mi ha dato più soddisfazione in assoluto. All’epoca infatti in Rai le donne erano pochissime e al massimo facevano le annunciatrici. Alla metà degli anni 70 sfatai un mito: che una bella donna non potesse essere anche brava. Milly era ed è rimasta una forza della natura. E’ una che fa convention giapponesi e parla il giapponese in maniera fluente. Una che conduce programmi ma non si accontenta di stare davanti le telecamere. Segue con estrema professionalità il dietro le quinte. Ogni programma e una sua creatura. Insuperabile.
In tagli e ritagli lanciò invece Lory Del Santo.
Luciano De Crescenzo ed io la conoscemmo in un ristorante molto famoso di Roma. Entrammo e vedemmo questa ragazza che svetteva su tutti gli altri clienti per bellezza e sensualità. Bastò uno sguardo d’intesa con Luciano per farla accomodare al nostro tavolo. Parlammo tutta la sera. Ci raccontò di esser venuta a Roma per fare a comparsa nel cinema. Capisce? La comparsa. Il giorno dopo le facemmo un provino ed entrò nel cast del programma come la bellona che tutti gli uomini di tagli e ritagli provavano a circuire. Prima della prima puntata mi consultai con il regista Sergio Corbucci. Gli chiesi cosa ne pensasse dell’idea. Lui mi guardò intensamente e con un sorrise rispose: per me sei matto. Ti daranno del maschilista per tutta la vita. In effetti in quel periodo il femminismo era dominante. Si facevano solo film impegnati e il corpo della donna era messo in mostra solo in alcune criticate commedie di serie B. Io volevo rompere gli schemi. E vinsi la sfida. Dopo di allora Lory divenne un personaggio molto conosciuto nell’ambiente artistico, andò a vivere negli Stati uniti ,  fino al dramma che la vide coinvolta: la morte del loro suo bambino, precipitato da una finestra del grattacielo in cui abitava. Come vede in un modo o nell’altro l’America è stata sempre presente nella mia vita.
E Maria Grazia Cucinotta come la conobbe?
Nel modo più classico: un provino per la trasmissione Indietro tutta. La mattina in cui si presentò mi colpi la sua timidezza, la sua eleganza, la sua educazione. Maria Grazia era la classica bellezza della porta accanto e cercava attraverso quel provino un’occasione per cambiare vita, che da un punto di vista economico non era esaltante. Ma nonostante questa molla, il riscatto sociale, mi colpì il fatto che, a differenza di altre, non sgomitasse. Stava li, pensierosa, in attesa del risultato.
Da una bellezza all’altra: Ilaria D’Amico.
Con lei dovetti faticare non poco. Frequentavo suo zio e mi parlava di questa nipote cosi bella. Un giorno me la presentò. Aveva ragione. Ilaria era bellissima. Una donna dal fisico mediterraneo, colta ed intelligente. Stava laureandosi ma non le sarebbe dispiaciuto fare televisione. Le chiesi se le interessava  lo sport. Io di sport,   non ne so niente, mi rispose con decisione. Tu non ti preoccupare,insistetti. A Rai international stanno per lanciare un nuovo programa di calcio, La giostra del gol. Ti affiancherò un giornalista esperto  e vedrai che farai un figurone. Tanto insistetti che la riuscii a convincere. Dopo pochi mesi Ilaria sapeva tutto di formazioni di serie A, di tattiche e gioco a zona. Anche se secondo me è cosi preparata che qualsiasi programma potrebbe condurlo benissimo. L’abbiamo visto in exit, di cosa fosse capace. Parlava di politica con l’esperienza e il piglio di un notista.
Si dice che tra voi ci fosse del tenero, Renzo.
Ma non scherziamo. Potrebbe essere mia figlia. Non nascondo però che Ilaria sia una donna molto attraente.
Un amore importante della sua vita è stato Mara Venier. I vostri rapporti sono ancora cosi freddi?
Voglio precisarlo subito. Mara ed io non ci vediamo spesso,anzi capita di sentirci solo di rado, ma siamo in ottimi rapporti. la nostra presunta lite è stata insomma tutto un’equivoco. Lei un giorno presentando alla stampa Domenica in, disse che tra gli ospiti abituali ci saremmo stato io e Fiorello. Risposi che non ci pensavo proprio e l’equivoco venne alimentato. Io non ci pensavo sul serio a fare l’ospite fisso. Non per altro . Sono ancora impegnato con la tournèe dell’Orchestra italiana e poi in quel periodo stavo preparando proprio questo disco.
Che dedica alla Melato. Ora il suo cuore è di nuovo impegnato, Renzo?
No. E non ci penso proprio. L’amore per me è finito con la scomparsa di Mariangela. E anzi, la prego, evitiamo di parlare di lei. La sua è una ferita ancora apertissima, che quasi sicuramente non si rimarginerà mai più.
30 DICEMBRE 2013
Renzo Arbore nel 2008
Renzo Arbore