LE IMPRESE PUBBLICHE DOVREBBERO FAR ABBASSARE I PREZZI, PER GARANTIRE CREDITO ALLE FAMIGLIE

DI STEFANO SYLOS LABINI
Recentemente si è scoperto che le grandi case tedesche che vendono milioni di auto negli Usa – Audi, Bmw, Daimler, Porsche, Volkswagen – invece di farsi concorrenza, da quasi 30 anni hanno costituito un cartello segreto per concordare i prezzi, dividersi i costi di ricerca e sviluppo, promuovere la tecnologia Diesel.
Questo è un classico esempio del mercato oligopolistico, alla faccia dei nostri parvenu della politica che hanno esaltato la concorrenza e le privatizzazioni come il motore dello sviluppo. Le grandi imprese private grazie ad un incessante processo di concentrazione aumentano il loro potere di mercato, possono controllare i prezzi, sono poco propense a finanziare l’espansione degli investimenti nella ricerca e sviluppo e tendono a impiegare quote crescenti dei loro profitti nel settore finanziario. In più, esistono incroci azionari tra le imprese private che minano alla base la segretezza delle strategie e i principi della concorrenza.
La tendenza verso la concentrazione delle imprese, che si riducono di numero e in questo modo accrescono il loro potere di mercato, era stata studiata da Paolo Sylos Labini che nel 1956 aveva pubblicato la teoria dell’oligopolio. In regime di oligopolio vi sono imprese dominanti price leader e market leader che stabiliscono i prezzi applicando un margine sui costi e possono controllare l’offerta secondo le loro convenienze. Le grandi imprese price leader influenzano i comportamenti delle altre imprese che tenderanno a seguirne le decisioni secondo un meccanismo imitativo.
Per tali motivi, nei settori molto concentrati accanto alle imprese private dovrebbero coesistere imprese pubbliche non quotate in borsa, le quali dovrebbero perseguire obiettivi diversi da quelli delle imprese private. Le imprese pubbliche, nel rispetto del pareggio di bilancio, dovrebbero avere come obiettivi prioritari quelli di spingere verso il basso i prezzi, di massimizzare le spese in ricerca e gli investimenti nell’innovazione e di garantire il credito alle famiglie e alle imprese specialmente durante una fase di crisi. In tal modo le grandi imprese pubbliche potrebbero condizionare gli equilibri tra le grandi imprese private, che spesso si basano su patti di pacifica coesistenza e di spartizione del mercato, e potrebbero influenzarne le politiche dei prezzi e le strategie di investimento oltre ad assicurare una maggiore possibilità di scelta tra operatori di diversa natura.