NEL 2018, IL NUOVO CHE AVANZA: L’INTESA BERLUSCONI-RENZI

DI DOMENICO BALDARI
Un centrodestra sempre più forte e un Berlusconi pienamente operativo (candidabile o meno) rendono quasi certi, dopo le elezioni del 2018, una maggioranza e un governo Pd+Fi+centristi sfusi. Il capo di quel governo sarà Renzi.
Il programma è questo, non è un’improvvisazione e non è dettato dalla necessità di contenere il populismo per la banale ragione che è la somma di due populismi convergenti. E’ un programma che viene da lontano e soddisfa sia le smanie di potere di Renzi -diversamente il governo lo vedrebbe col binocolo-, sia di B. che tornerebbe padrone di tutto e risolverebbe l’annoso problema della successione politica.
Una delle prime realizzazioni del nuovo governo sarà una riforma costituzionale che assicuri i vantaggi ricercati da B., credo nel 2006, e da Renzi dieci anni dopo. Andò male ad entrambi, in modo e per ragioni diverse. Anzi, andò malissimo al secondo. Non riesco a immaginare cosa verrà fuori dall’incontro delle volontà dei due riformatori. Certamente qualcosa che serva alla gestione del loro potere con qualche demagogica concessione alla platea. Con ogni probabilità la nuova ‘Riforma’ sarà simile a quella scritta da Renzi, Boschi, Verdini e ancora non si sa da chi altri.
Insomma, chi teme la formazione di questo governo ha ottime ragioni per credere che uno dei primi suoi esiti sarà l’ormai famigerata ‘Riforma’. E di fronte a questa prospettiva potrebbe rifarsi vivo quello spirito di difesa dei cardini della nostra democrazia così forte ed efficace nel dicembre scorso.
Per farla breve, chi teme il governo di Berlusconi e Renzi -ma è più corretto dire: il governo di Berlusconi per interposto Renzi- deve dare per scontato che i due coltivino un tale progetto riformista e deve mobilitarsi fin da ora affinché non si realizzi. Le energie, volendo, ci sarebbero o, almeno, ci sono state fino a pochi mesi fa.
Dunque mobilitarsi, ma facendo leva su cosa e riferimento politico a chi?
Adesso c’è la novità di ‘Insieme’ il cui leader -almeno così dicono- è Pisapia. ‘Insieme’ vuole opporsi alla deriva di destra del PD e vuole opporsi all’ipotesi di un governo Berlusconi-Renzi. Lo dice lo stesso Pisapia e pertanto possiamo immaginare che egli si opporrà con forza a ogni ipotesi di nuova riforma costituzionale, ipotesi che –ripeto- non è semplicemente tale, bensì un passo indispensabile nel complessivo disegno di potere di B&R.
Ma Pisapia come farà ad opporsi se lui stesso era favorevole alla Riforma del 2016 ? Perché allora sì e nel 2018 no ? Il proponente sarà sempre Renzi, cosa non andrà a genio a Pisapia? Dirà no per un capriccio o perché di mezzo ci sarà anche Berlusconi? Ma sarà sempre lo stesso Berlusconi che disse no alla Riforma di Renzi del 2016 e se nel 2018 dirà sì sarà perché nel frattempo la riforma avrà fatto ulteriori progressi e lui stesso la troverà buona. E dunque come farà Pisapia a rifiutarla e trascinare tutto il nuovo movimento in un errore logico prima ancora che politico ?
Basta questo paradosso a spiegare perché Pisapia non può guidare nessuna seria alternativa al PD, e al renzismo di cui lui stesso è portatore sano.