UNIONE EUROPEA, NON SOLO COMUNITA’ ECONOMICA

DI MATTIA SBRAGIA
Il problema Europeo, della Europa Unita, di questa oramai traballante istituzione che ben altro destino avrebbe meritato nei suoi principi e nel suo sviluppo, é un problema di difficile comprensione per chi ne stravolse ideologie e impostazioni per farla diventare un semplice mercato allargato da riempire di merci e movimenti di denaro.
É un problema incomprensibile perché squisitamente culturale e rende perfettamente l’idea di quanto la cultura sia primariamente importante in qualunque contesto di convivenza civile. Che aumenta la sua importanza col crescere degli ideali, degli scopi, delle dimensioni e della quantitá di persone coinvolte come popoli, come persone, come esseri umani. Al di la di ogni promulgazione legislativa, oltre ogni assetto economico, prima di qualsiasi norma, la vera variabile immutabile (non é un kalambour) é il fattore umano. Che si ripresenta sempre, ogni volta, quando si crea una crisi di crescita. É questa crisi che, nel profondo, dichiara una necessitá di aggiornamento culturale. Per poter andare avanti, in qualsiasi questione, sia essa politica, di vita o etica é necessario comprendere un passo fatto, prima di compiere il successivo. E questa é la funzione dinamica ma basale della cultura. L’Europa Economica si é sempre e solo occupata di economia, appunto. Ma l’Europa é un consorzio di Popoli, di Nazioni, di Paesi. E queste sono entitá umane. Umanitá.  Gli esseri umani che progettarono e crearono, da un apparente nulla, l’Europa Unita (un concetto di unione inter-nazionale di popoli, territori, capacitá e culture) sognavano una Unione. Sognare e unire sono principi  e concetti incomprensibili in termini economici. E primariamente fu un sogno culturale da cui scaturì l’ipotesi, allora impensabile, di unire stati, culture, popoli, tradizioni e ordinamenti sociali apparentemente incompatibili tra loro. Una ipotesi che impiegó decenni per consolidarsi in una idea, poi in progetto, quindi in una prospettiva prima di divenire realtá. Uomini che si sono confrontati con altri uomini, altre culture, altri sogni e prospettive. Per anni, decenni. E quando la realtá finalmente vide luce, subito altre forze si misero in moto per costruirvi intorno un sistema economico, che lentamente divenne primario, soverchiante e manipolato. Che dimenticó in un attimo uomini, sogni e culture. Oggi si fa fatica a pensare che EU con il suo parlamento avrebbe voluto legiferare per la costruzione di una comunitá di intenti, di etiche e di moralitá da condividere per crescere una nuova coscienza civile e consentire a tutti di migliorare, maturare e divenire ancor piú indipendenti con il solo potersi considerare uniti, comprendendosi, certi di una comunione di intenti. Anche se in lingue differenti. Anche se in paesi diversi, anche se con altri uomini sconosciuti di cui finalmente non aver paura. Invece, improvvisamente, il vertiginoso aumento delle prospettive economiche cancelló totalmente i principi base di quel sogno umano.
Inutile dilungarsi sulla frenesia che ne scaturí e i devastanti danni che questo provocó. Oggi siamo immersi in una depressione economica scaturita proprio da quell’improvvisa sterzata. Quell’abbandono di intenti. Quella evaporazione di sogni. E la causa, millenni di storia lo insegnano, rimane sempre quella: il tradimento di Umanitá. Uomini. Culture. Tradizioni. Sogni disattesi. Individualitá violate. Gli uomini, primariamente, sono esseri umani, complessi, plasmati dal loro passato dalla loro cultura. Dai sogni covati una vita, dalle speranze a cui si sacrifica ogni cosa pur di far  raggiungere, foss’anche solo ai figli dei figli, un sogno sognato come premio, come risultato. Come ricompensa. L’EU é in crisi per essersi dimenticata degli uomini, dei loro sogni, del loro sapere, del loro impegno, della loro dedizione, dei loro desideri. Per realizzare una semplice macchinetta da soldi. Spietata e oppressiva. La cultura non perdona l’economia fine a se stessa. Se non capisce, se non accetta e non riconosce per proprio un freddo sfruttamento, si ferma. Semplicemente. E il denaro non si mangia. La cultura lo sa. Certi uomini no.